Coronavirus, stop forzato per Brachi Spedite 600 mascherine “napoletane”
Anche il laboratorio di Hangzhou del gruppo pratese ha fatto le spese dell’emergenza. E si è dovuto arrangiare...
PRATO. Il Capodanno cinese è passato, il Coronavirus no. E anche Hangzhou, capitale dello Zhejiang, è isolata. Ma c’è un pezzo di Prato nella metropoli di 10 milioni di abitanti dove 12 anni fa aprì la sede operativa del Gruppo Brachi, l’unica realtà italiana ad occuparsi in Cina di controllo qualità per l’industria della moda. Da lì in nove ore di macchina si arriva a Wuhan, epicentro dell’emergenza. Anzi, non si arriva proprio. È tutto bloccato. Come si sono bloccati laggiù, per venti giorni, i test di prova con accreditamento Cma, gli unici con valore legale nel paese del Dragone. . Ad emetterli è la Brachi Testing Services, costola cinese del Gruppo Brachi fondato nel 1977 dall’imprenditore Primo Brachi nel Macrolotto 2.
Suo nipote, Giulio Lombardo, dirige le filiali in Bangladesh e in Cina. È rientrato il 19 gennaio scorso a Prato, giusto in tempo per scambiarsi gli auguri con i suoi 40 dipendenti in occasione del Capodanno. Siamo nel distretto di Binjiang, a 500 metri dal quartier generale di Alibaba, il colosso dell’ecommerce. Per la Jiangling Road, dove svetta l’insegna Brachi, sono le prove di un ritorno a una lenta, graduale, normalità.
«I nostri laboratori dovevano riaprire il 30 gennaio, dopo le vacanze del Capodanno. Il Coronavirus ha bloccato la nostra attività: abbiamo riaperto lunedì 17 febbraio dopo una richiesta formale alle autorità governative. È stato concordato un piano progressivo di rientro del personale in funzione del periodo di quarantena che via via finisce per i nostri dipendenti». Per il momento sono tornati al lavoro soltanto 12 tecnici specializzati: si tratta quasi tutti di residenti ad Hangzhou, reduci da spostamenti all’interno della provincia dello Zhejiang – è quella da cui arriva la maggior parte degli immigrati cinesi che vivono a Prato – confinante con quella dello Hubei, principale focolaio dell’epidemia.
La contro migrazione del dopo Capodanno ha costretto tutti alla quarantena, prima di rientrare al lavoro. Anche se Wuhan è lontana 800 chilometri, l’allerta è alta: lo Zhejiang è la quarta area per casi accertati di Coronavirus. La Brachi con gli occhi a mandorla ha una peculiarità, essendo partecipata al 30% dall’autorità governativa dello Zhejiang, grazie a una joint venture siglata nel 2010. Il “patto” per poter riaprire era che l’azienda mettesse in atto tutte le precauzioni sanitarie per prevenire la diffusione del virus. E la Brachi l’ha fatto. «Abbiamo spedito ad Hangzhou 600 mascherine protettive e diversi termometri a infrarossi», racconta Lombardo. Poiché le mascherine sono andate a ruba a Prato tanto che le farmacie hanno finito le scorte, la Brachi ha dovuto fare un ordine addirittura da Napoli. Perché l’organico torni al completo occorre aspettare altri dieci giorni. Lombardo è un grande conoscitore delle terre d’Oriente. Non è un caso che la sua azienda abbia ricevuto a dicembre il prestigioso premio China Award assegnato dalla Fondazione Italia Cina alle imprese che meglio hanno saputo cogliere le opportunità di scambio con il gigante asiatico.
«Nella disgrazia che ha colpito il popolo cinese – sottolinea – l’unica fortuna è che l’emergenza sia toccata a un paese dove vige un sistema rigido di regole che vengono eseguite alla lettera. Le prossime tre settimane saranno decisive per capire quale sarà l’impatto dell’epidemia sull’economia mondiale. Non nascondo una certa preoccupazione anche se per noi, oggettivamente, febbraio è sempre stato un mese un po’ scarico per il lavoro per via della concomitanza con il Capodanno». Così il Coronavirus ha imposto uno stop di tre settimane alla Brachi che comunque ha continuato a fare prove e test di laboratorio per i brand in Cina spostando l’attività di analisi negli spazi di Prato, in via Fonda di Mezzana.
Da qui una prima spedizione di campioni è partita lunedì scorso via aereo, alla volta di Hangzhou. Non essendo stati eseguiti in Cina, i rapporti di prova non hanno l’accreditamento Cma. In una situazione di emergenza, non era possibile altrimenti (in ogni caso i test sono utili per verificare la rispondenza ai parametri cinesi). Intanto il 2019 è stato un anno da incorniciare per il Gruppo Brachi che ha visto aumentare ordini e fatturato.
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