Sicurezza
Burioni insiste: «Meglio se stanno a casa, è un disagio minimo»
prato. «Nessuno pretende che i cinesi di ritorno dalla Cina vengano rinchiusi in un carcere: basterebbe chiedere loro di rimanere a casa per due settimane. La stessa cosa che molte multinazionali chiedono ai loro dipendenti che tornano dalla Cina».
Il virologo Roberto Burioni insiste nella polemica con la Regione a proposito del rientro di centinaia di cinesi che sono rimasti bloccati nella madrepatria dall’epidemia del coronavirus Covid-19 e in questi giorni stanno tornando in Toscana, soprattutto a Prato.
Titolare di una cattedra all’università milanese Vita-Salute San Raffaele, dove è responsabile di un laboratorio di ricerca immunologica e diventato famoso negli ultimi due anni soprattutto per le sue prese di posizione a favore dei vaccini e più in generale a difesa della scienza contro i complottisti di tutte le specie, Burioni lunedì aveva detto la sua sul caso dei cinesi di rientro, esprimendosi a favore della quarantena di un paio di settimane a titolo precauzionale.
Le sue competenze e la sua notorietà hanno fatto sì che la sua posizione non potesse essere ignorata, ma il giorno dopo, in occasione della presentazione dell’ambulatorio dell’Osmannoro per i test sui cinesi di ritorno, l’assessore regionale alla Salute Stefania Saccardi si è detta in disaccordo col virologo, spiegando che la Regione applica i protocolli internazionali, che non si vede il motivo di prendere in Toscana misure diverse dal resto del paese e che comunque le autorità sanitarie sono pronte ad adeguarsi se il ministero darà indicazioni diverse.
Roberto Burioni le risponde a distanza ribadendo la sua posizione con le seguenti argomentazioni: aprire un ambulatorio per fare il test dopo la comparsa dei sintomi significa far correre ai cittadini un rischio che, seppur minimo, è evitabile. Tra l’altro evitabile con quello che Burioni definisce «un minimo disagio per pochissimi di loro», cioè quei 2.500 cinesi che si stima siano tornati o stiano tornando.
Tra l’altro, sempre martedì, le autorità sanitarie hanno corretto al ribasso la stima, calcolando che non siano più di un migliaio quelli che ancora devono rientrare in Toscana dalla Cina. —
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