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Coronavirus, 304 studenti toscani in quarantena volontaria. La storia di Matteo: "I miei 30 giorni solo"

Coronavirus, 304 studenti toscani in quarantena volontaria. La storia di Matteo: "I miei 30 giorni solo"

Le cifre diffuse dall'Asl Toscana Centro: 230 a Prato, 64 a Firenze, 8 a Empoli e 2 a Pistoia. Sono i giovani tornati dalla Cina

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PRATO. Ad oggi sono 304 i bambini e gli studenti residenti nei territori dell’Asl Toscana Centro che hanno scelto di restare a casa in isolamento volontario, per due settimane, a seguito del loro rientro in Italia da un viaggio, in una delle area a rischio infezione da Covid-19 (NuovoCoronavirus). Lo ha reso noto oggi, 13 febbraio, dalla direzione dell'Asl. Nello specifico: 64 bambini vivono nell’area fiorentina, 230 nell’area pratese, 2 nell’area pistoiese, 8 nell’area empolese. I numeri sono stati segnalati dalle direzioni scolastiche al Dipartimento di Prevenzione, come previsto dalla circolare ministeriale e dalla conseguente nota regionale diffuse nei giorni scorsi. Una misura preventiva destinata ai bambini che frequentano i servizi educativi dell’infanzia e studenti fino alla scuola secondaria di secondo grado e di ogni nazionalità.

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Il Dipartimento di Prevenzione ha subito attivato tramite le strutture di Igiene pubblica e della nutrizione un monitoraggio costante dello stato di salute dei bambini, in collaborazione con le famiglie e con il supporto della mediazione linguistica,  finalizzato ad intervenire tempestivamente con i protocolli di emergenza, qualora fosse necessario in presenza di una sintomatologia respiratoria acuta (febbre, tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie). Laddove venissero rilevati i suddetti sintomi si procederà all’immediata attivazione dei percorsi sanitari già programmati per la necessaria assistenza terapeutica e le verifiche diagnostiche.

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Intanto Matteo Chen - studente della Bocconi di 21 anni, nato a Prato da genitori cinesi -  uscito di casa dopo un mese di clausura interrotto solamente da un giorno di viaggio: ha messo in atto una doppia quarantena volontaria, due settimane in Cina (dove si trovava al momento della notizia della diffusione del CoVi19) e 15 giorni nella sua casa della Chinatown di Prato. "Una solitudine di trenta giorni fra mascherine e guanti: credevo non sarebbe finita più, è stata una delle esperienze più intense della mia vita", racconta.

"In Cina, dov'ero andato per festeggiare il Capodanno con i miei familiari che vivono lì, ho cominciato a stare in casa seguendo le istruzioni del governo il 13 gennaio. Là la quarantena - spiega Matteo - è una sorta di azione comunitaria nazionale che sta funzionando bene. Ero con i nonni e gli zii nello stesso appartamento, non c'era bisogno di stare con la maschera. Qui a Prato invece è stato diverso perché potenzialmente ero un untore". Le preoccupazioni di Matteo, che doveva rientrare in Italia per i suoi studi, nascono proprio dal viaggio per arrivare in Italia.

"Il 14esimo giorno di quarantena in Cina ho preso uno degli ultimi due voli che potevano atterrare in Italia prima che il presidente Conte annunciasse" lo stop ai voli tra Itali e Cina. Dalla municipalità di Whenzou, di cui è originaria la sua famiglia, Matteo viaggia verso Pechino, da qui vola verso Roma e poi per Firenze. "Il vero rischio, per noi, è il viaggio. È qui - spiega - che si concentrano la maggior parte delle probabilità di contrarre il virus".

A Prato, per la sua auto-quarantena, è "stato in camera da solo tutto il tempo: l'unico contatto una volta al giorno con la mascherina e i guanti per farmi passare il cibo dai miei genitori. Tutto ciò che era usato da me o veniva in contatto con il mio ambiente finiva in cestino apposito. Ho studiato e dormito molto, guardato un po' di film e soprattutto mi sono sentito davvero solo. Ma l'ho fatto con coscienza perché mi sembrava un atto di interesse pubblico e non personale".

Nel suo primo giorno di libertà, tra poche ore, Matteo andrà a Roma, dove sosterrà un esame preliminare per un corso di laurea specialistico. Stavolta, ha avuto "davvero molto tempo per concentrarsi sui test".

Anche Aurora, 40 anni, di cui gli ultimi 10 vissuti a Prato dove lavora in un ristorante, ha adottato l'auto-quarantena dopo essere tornata, qualche giorno fa, dalla Cina, suo paese natale. "Il medico più importante del nostro Paese ha spiegato in tv che bisogna rimanere 14 giorni in casa dopo aver viaggiato con l'aereo - racconta - dato che si tratta della maggiore opportunità di infettarsi". Aurora per rientrare ha volato a Parigi da Hong Kong: "Tre telefoni e un pc: passo questi giorni in casa con loro, in pigiama, visto che ho 'cacciato' mia madre e l'ho mandata a vivere con mia sorella. Mi affaccio alla porta solo per prendere la spesa che mi lasciano sul cancello: sono ingrassata già due chili e mezzo!", scherza.

Ora la comunità orientale ha voglia di correre ai ripari, soprattutto per il crollo economico. Anche a Prato, dove Chinatown appare deserta da giorni e gran parte degli esercizi economici hanno le serrande abbassate. "Nel mio ristorante - conclude Aurora - il lavoro  calato del 90% in due settimane: va inventato un vaccino antivirus prima possibile, per il mio Paese e per il mondo intero".

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