Toscana
Il coronavirus mette a rischio la programmazione del Pecci
Prato, la direttrice Perrella in questi giorni avrebbe dovuto volare in Cina in vista della mostra prevista a maggio: «Dovevamo contattare tutti gli artisti sul posto»
PRATO. Causa Coronavirus cambierà anche la programmazione del Centro Pecci? Sembra proprio di sì, perché proprio in questi giorni la direttrice del museo Cristiana Perrella insieme alla sua assistente Camilla Mozzato dovevano volare in Cina per conoscere gli artisti della mostra “Chinese Whispers. Generazione Next”, prevista dal 21 maggio al 30 agosto 2020 nelle sale del museo E invece. «Il contatto in loco che ci doveva accompagnare per due settimane in diverse zone della Cina per conoscere gli artisti direttamente nei loro studi ci ha avvertito che non era più possibile proprio a causa del Coronavirus – spiega la direttrice Perrella – almeno per ora non siamo in grado neppure di ipotizzare un’altra data di partenza».
Per ora la mostra resta in programma, ma altri segnali preoccupano la direttrice , come l’annullamento di Art Basel a Hong Kong prevista per la fine di marzo nell’ex colonia inglese. «Chinese Whispers. Generazione Next deve presentare la nuova generazione di artisti provenienti dalla Cina di oggi, ma anche artisti di origine cinese cresciuti altrove o che in Cina si sono formati, nati fra i primi anni ’80 e la fine degli anni ’90 – continua la Perrella – identificati da demografi, sociologi ed esperti di marketing occidentali come Generazione Y, Millennial Generation, Generation Next o Net Generation». In pratica seguono le orme di una senerazione di artisti–star affermatisi in un momento in cui l’arte cinese rappresentava per l’occidente ancora qualcosa di esotico, spesso esplorando la rivoluzione socio-politica della Cina post-Mao .In netto contrasto, gli artisti cinesi della Generazione Next, sono cresciuti in una Cina completamente diversa, aperta e globalizzata, e hanno beneficiato di un’istruzione superiore in tutti i campi sia in patria che all'estero. Gli artisti in mostra riflettono sui grandi temi mondiali, come l'impatto ambientale e sociale di una sempre più rapida urbanizzazione, l’implacabile crescita del digitale in un'epoca in cui tutto avviene online, ma anche la necessità di adattare tradizioni e tecniche antiche al linguaggio della tecnologia o la riformulazione dell’identità e del corpo umano.
«Purtroppo non ho trovato artisti cinesi quarantenni che lavorino in Italia con queste caratteristiche» conclude la direttrice. Nessuna problema invece per la grande personale al via dal 4 dicembre di Cao Fei, nata a Guangzhou nel 1978, una delle artiste cinesi più famose, una produzione in collaborazione con il Maxxi di Roma. I suoi lavori video, tra realtà e finzione, reale e virtuale, indagano i dilemmi della contemporaneità, esplorano le trasformazioni della Cina attingendo anche alla sua vita personale e, nel contempo, affrontano domande universali. Al Centro Pecci sarà esposto Asia One (2018), ambientato nel primo centro di smistamento completamente automatizzato al mondo a Kunshan, nella provincia di Jiangsu, accompagnato da altri video, incluso il documentario di Cao sul personale addetto alle consegne intitolato 11.11 (2018), il film rappresenta una visione iperreale del prossimo futuro, una testimonianza dell'impatto dell'accelerazione della crescita economica, dello sviluppo tecnologico e della globalizzazione sulla società.
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