Sicurezza
BuzziLab, più di 500 firme a sostegno dell’esposto
Prato, Astri ha chiamato a raccolta tutto il mondo imprenditoriale e la risposta è arrivata. Fra i sostenitori anche l’ex sindaco Lorenzini. Tesi: «Il preside va allontanato»
PRATO. In via Scarpettini a Montemurlo, nella sede di Comistra, sono state più di 500 le persone che hanno firmato l'esposto alla Corte dei Conti, promosso dall’associazione Astri, per individuare le responsabilità per la chiusura del BuzziLab. Tra questi anche Confindustria Toscana Nord, Confartigianato e Cna, che però, formalizzeranno la firma il 20 febbraio. Tanti imprenditori ma anche dipendenti di aziende tessili e semplici cittadini hanno depositato la loro firma.
Una fila continua all'interno degli uffici e tra questi c'era anche l’ex sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini, il capogruppo del Pd di Montemurlo Manuel Fava ed è arrivato il sostegno anche di Peter Zedda presidente dell’associazione Iwta che ha sede a Biella oltre ad associazioni anche dall'Australia. «Siamo riusciti a smuovere tantissime persone in modo trasversale– ha sottolineato Sauro Guerri presidente di Astri – bastava una sola firma ma con questo successo possiamo dire che il distretto si è mosso e non è stato fermo. Purtroppo continua a mancare la parte politica».
Nonostante i numeri ottenuti la raccolta firme continua ad andare avanti. «Sono stato fra i primi a venire questa mattina – ha spiegato l’ex sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini – perché credo nell’importanza dell’istituto scolastico e nel ruolo fondamentale che il laboratorio ha all’interno del distretto pratese. Si poteva trovare una soluzione, ne sono convinto». Intanto però il laboratorio è chiuso ufficialmente da oltre un mese e mezzo, le aziende hanno trovato altre strutture a cui rivolgersi, ma la questione della nuova stesura del protocollo Reach, per identificare i pericoli legati alle sostanze in uso nella filiera e implementare le reti di controllo per la prevenzione e la sorveglianza, con l’obiettivo di garantire l’uso sicuro di tutte le sostanze chimiche impiegate, rimane ancora in sospeso.
«Tutta l’attività di studio fatta dal direttore Giuseppe Bartolini – spiega Fabrizio Tesi presidente di Comistra – è stata depositata a Bruxelles, ma ora ci manca un tecnico che possa rappresentarci all’interno dei tavoli internazionali dove si gioca il futuro del tessile riciclato che è il presente di Prato. Un'eccellenza come il BuzziLab e soprattutto un laboratorio super partes che ci rappresentava ai tavoli con Armani, Ugo Boss e il gruppo Kering che pagava 2,7 milioni di euro per fare i test a Prato ha creato un danno e vogliamo che i responsabili paghino». Il 20 gennaio il laboratorio ha concluso la sua attività ? «Ci chiediamo cosa fa l'amministrazione di Prato – continua Tesi – mi aspetto un segnale dal primo cittadino, che riveda le sue dichiarazioni; solamente per capire quali sono e di chi sono le responsabilità».
Volete le dimissioni del preside del Buzzi? «Intanto va allontanato - continua Tesi - è una persona che non è compatibile con l'istituto Buzzi. il preside deve essere rimosso perchè non si arriva in una città con il mandato di chiusura del laboratorio. Poi vogliamo capire se ci sono altre responsabilità e se qualcuno ha suggerito questa scelta. Ora la nostra paura è quella di disperdere tutti coloro che hanno reso famoso il laboratorio e perdere i macchinari di altissimo livello che ci sono - conclude Tesi - c'erano 360 test giornalieri ed ora tutti vanno in altri laboratori con un'aggravio di costi. C'è stata cattiveria, ingiustizia e poca lungimiranza, oggi il Buzzi si trova in difficoltà e il distretto è "a 5 minuti a mezzogiorno". Paradossalmente abbiamo un prodotto che tutto il mondo vuole. Prato ha grandi professionisti ma problematiche come Gida, il protocollo Reach ed ora il Buzzi Lab ci fanno perdere la nostra eccellenza».
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