La protesta
Una vita di battaglie per il tessile e per la nostra Prato Schietto e mai allineato
Non raccontiamo Piero Bellucci come avremmo fatto per qualunque imprenditore: era una voce che si faceva sentire
IL RItratto
Non raccontiamo Piero Bellucci come avremmo fatto per qualunque imprenditore, anche molto importante, venuto a mancare. Non dobbiamo farlo per rispetto a Piero che, dagli altri, si è sempre voluto distinguere. Lui non era la massa, era il Bellucci. Punto. Un uomo e un imprenditore originale, diretto, schietto, sagace. Sempre con un suo punto di vista e mai allineato. Il suo sguardo e la sua lettura dei fatti della città erano autentici. Firmati. Non si è mai nascosto dietro il “non si dice” o “questo non si può dire” anche a costo di crearsi nemici e rendersi antipatico.
Sul giornale se c’era bisogno di qualcuno che ci mettesse la faccia non c’erano dubbi: «Sentiamo cosa ne pensa il Bellucci». E la garanzia era quella di avere sempre una sua dichiarazione che se ne fregava di equilibrio e perbenismo. Egocentrico senza dubbio, ma con l’idea chiara della direzione che voleva prendere: salvaguardare la sua Prato che rimaneva sempre al centro del mondo. Perché Prato e Prato e non c’è nulla di più straordinario.
C’era da criticare Confindustria? Lo faceva senza pensarci due volte anche se ne è sempre stato uno dei rappresentanti più autorevoli. Era un pungolo. Lo fece anche quando si accorpò con Lucca e Pistoia e l’Unione industriale pratese si trasformò in qualcos’altro rispetto al luogo che lui frequentava con la disinvoltura che aveva nella sua fabbrica. «Prato perderà rappresentatività, il tessile non conterà come si merita», avvertiva Piero Bellucci sui rischi a cui si sarebbe andati incontro.
Prato perde una voce importante. E soprattutto perde un uomo che sapeva creare dibattito intorno ai temi dell’economia cittadina. È grazie a lui se tante difficoltà e argomenti sono stati affrontati e, talvolta risolti, rendendo la città partecipe di quanto stava accadendo.
Squillava il cellulare: «Senti, Ilenia, ma di questo argomento non ne parla nessuno?». E giù a scoperchiare pentole su cui magari si sarebbe preferito tenere sopra il coperchio ben saldo. Dal dibattito sulla sostenibilità alla localizzazione delle fiere, dai concordati delle aziende fino allo sviluppo del Macrolotto industriale, dal futuro del cardato all’avvento del jersey fino alla difesa del forum per la piccola impresa che poi avrebbe lasciato Prato.
Aveva dei grandi amori: l’azienda e i suoi “ragazzi”, il nomignolo con cui chiamava il nipote Francesco e i figli Simone, Clizia e Ronni. «Vai a vedere cosa stanno facendo i miei ragazzi al lanificio. Sono bravi, sai», diceva dopo che si era allontanato dal comando dell’azienda ereditata dal babbo Mario e cresciuta sotto la sua direzione.
I suoi rapporti erano sempre turbolenti. Era un uomo di pancia. Gli aneddoti sono infiniti. L’episodio di Pinchiorri quando fu denunciato per “l’impeto” con cui voleva far valere il suo diritto a mangiare alla carta. Glielo chiesi, una volta. «Piero, raccontami del fatto di Pinchiorri». Non dirò come mi raccontò l’episodio ma mi fece ridere per giorni. Oppure quando in piena crisi e durante una riduzione del personale nella sua rifinizione, la Sint, arrivò nel parcheggio e, perdendo le staffe, ne disse quattro (forse anche cinque o sei) ai lavoratori e ai sindacati che davanti al lanificio erano in presidio.
Non fu un episodio senza significato, quello. Lì su quel piazzale si stava decidendo come il distretto avrebbe affrontato, e con quali strumenti e ammortizzatori sociali, i tanti esuberi che da quel momento in poi ci sarebbero stati a Prato. In gioco c’era tanto. Piero Bellucci nel tessile ci ha sempre creduto. Era la sua vita. E non ha mai mollato. Proprio sabato 1° febbraio la sua azienda è stata premiata con lo Stefanino d’oro, il premio dedicato alle aziende che si comportano in modo etico. Sul palco sono saliti Francesco, Clizia e Simone Bellucci. Lui era seduto in platea. Stanco, evidentemente sofferente. Un Piero che non assomigliava all’uomo combattivo che eravamo abituati a vedere. Un incidente stradale in cui era rimasto coinvolto, in Versilia, e che aveva causato la morte di una donna lo aveva provato moltissimo.
Clizia dal palco l’ha ringraziato. «Se siamo qui è grazie al babbo Piero», ha detto – commossa - alzando il premio verso di lui. Tornando in sala gliel’ha consegnato e gli ha strappato un sorriso. L’ultimo. Ciao Piero. Continua a combattere. Ci piacevi così. —
Ilenia Reali
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