La protesta
Mafia dei pancali, due gli arrestati pratesi, coinvolti sei ingrossi di legno
La sensazione di essere ormai braccati: "Ci fanno il mazzo a tutti". Imprese operanti, fittizie e i cosiddetti “fantasmini”
PRATO. “Questa volta ci fanno il mazzo a tutti quanti, arriveranno pure in Sicilia, da dove pensi che siano partiti i bonifici?” Ha più o meno questo tenore, con la certezza di essere ormai braccati, l’affermazione di Alfonso Domenico Imperiale, 62 anni, uno dei dodici arrestati durante la mega-operazione contro la cosiddetta “mafia dei pancali” condotta ieri mattina all’alba dalla Guardia di finanza di Prato.
Una conversazione carpita dagli inquirenti con Leonardo Clemente, finito agli arresti domiciliari, considerati dagli inquirenti uno dei passaggi in cui si afferma che il denaro gestito illecitamente proviene dalla Sicilia, dove opera il solidalio mafioso capeggiato da Pietro Tagliavia, capo del mandamento di Brancaccio e figlio di quel Francesco Tagliavia condannato all’ergastolo per aver fornito l’esplosivo usato nella strage dei Georgofili del 27 maggio 1993.
L’operazione di ieri, che fa seguito a quella condotta dalla Direzione distrettuale antimafia nel 2017, conferma che la mafia dei pancali ha continuato a prosperare a Prato, non tanto nel numero dei personaggi coinvolti, ma nella ramificazione di aziende sia direttamente gestite da alcuni degli arrestati, pratesi o no, sia considerate “fantasmini”, imprese fittizie ma tutte controllate dal gruppo ed anche imprese realmente operanti, e non controllate dal solidazio malavitoso, ma che si sono approvigionate di fatture per operazioni inesistenti presso le imprese controllate dal gruppo. Un fiume di denaro riciclato diretto principalmente verso il mandamento siciliano.
Gli arrestati
Gli arrestati pratesi sono due: il primo, finito in carcere, è Alfonso Domenico Imperiale, originario di Lesina in provincia di Foggia ma di fatto domiciliato a Prato. Il secondo, Santo Bracco, è nato a Gangi (Palermo) 69 anni fa, ma è residente a Prato. Per lui sono scattati gli arresti domiciliari. Complessivamente, in sei sono finiti in carcere, uno pratese e cinque siciliani, mentre per altrettanti sei - uno di Prato, un fiorentino e gli altri residenti in Sicilia, sono scattati i domiciliari.Le accuse principali sono di associazione a delinquere finalizzata a riciclaggio, autoriciclaggio, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Per alcuni vengono anche contestati i reati di intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona. Sessanta, in tutto, gli indagati.
Le aziende pratesi
Le decine di società coinvolte, tutte riconducibili agli arrestati, sono distribuite fra la Sicilia, il Lazio e la Toscana. Ve ne sono direttamente coinvolte anche sei con sede a Prato. Si tratta dalla D.I. Rotolo Filippo, un ingrosso di pallets (pancali), imballaggi e semilavorati in legno attiva dal 2010, il cui titolare Filippo Rotolo (anche lui tra gli arrestati) dà il nome all’azienda. C’è poi la Commercials Imperial srl, anch’essa un ingrosso di legname e semilavorati in legno attiva dal 2015, che ha sede legale a Pistoia ma operativa in viale Marconi a Prato. Amministratore e socio è Alfonso Domenico Imperiale, tra i dodici arrestati.
Si passa poi alla D. I. Jaffna Pallet, commercio all’ingrosso di pallet nuovi e usati e imballaggi in legno di via Galcianese,titolare Nonis Jute Thomas, originario dello Sri Lanka, fra gli indagati. Infine, pratese è anche la Gfc Pallets di Mulè Giacomo, con sede in via della Pace. Azienda attiva dal 2014 nel commercio all’ingrosso di imballaggi. Il titolare, che porta il nome della ditta, è un palermitano residente a Campi Bisenzio. In questo caso, l’arrestato è il depositario-consulente Santo Bracco, uno degli arrestati di Prato.
Le reazioni
A congratularsi con le forze dell’ordine per la maxi-operazione antimafia c’è Il sindaco Matteo Biffoni: «La vasta operazione di indagine Golden Wood, partita da Prato, è un esempio evidente dell'impegno di tutte le istituzioni e le forze dell'ordine nel tutelare la legalità ed impedire che le organizzazioni mafiose riescano ad infiltrarsi nel tessuto economico locale. E il nostro territorio ha dimostrato ancora una volta di avere gli anticorpi per contrastare chi agisce fuori dalle regole e dal quadro normativo. Voglio ringraziare la Procura antimafia, la Direzione distrettuale antimafia di Firenze e la Guardia di Finanza di Prato per questo notevole risultato».
Soddisfazione anche tra le imprese di Confindustria Toscana Nord:«La prima reazione è stata di costernazione nell'apprendere che sul nostro territorio esistono anche dinamiche malavitose».
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