Sicurezza
Virus e rapporti economici: aziende pratesi preoccupate
Prato, il centrodestra ha chiesto un consiglio straordinario ma il Comune è contrario Il messaggio dell’associazione giovani italo-cinesi: «No all’intolleranza»
PRATO. Polemiche, voci che si rincorrono, comunicati. Il coronavirus 2019-nCoV a Prato sta facendo pandemia, ma soprattutto di diatribe politiche. Del virus per ora, non c’è neppure l’ombra. Si sa solo che il 7 febbraio prossimo si riunirà in Comune la commissione straordinaria. . Fratelli d’Italia e Lega, opposizioni all’attacco. Claudio Belgiorno, FdI, vuole che il comune di Prato si tuteli di più e soprattutto informi di più la cittadinanza. La sua richiesta di un consiglio comunale straordinario, fatta assieme alla collega Marilena Garnier, per ora non può avere esito. È firmata da soli due consiglieri. Servono le firme di almeno un quinto dei consiglieri comunali. Ieri mattina Claudio Belgiorno ha ribadito, però, che “sebbene ci siano sempre fake news e balordi, il comune dovrebbe darci maggiori informazioni”.
«Spero – ha detto in una conferenza stampa – che non compaia nessun caso di coronavirus a Prato. Quello che chiediamo è di avere un aggiornamento sulla situazione sanitaria a Prato, perché ci sono persone allarmate. Mi ha telefonato un ambulante dicendomi che lunedì mattina non aprirà il banco di frutta e verdura a Prato perché non se la sente. Ha paura». Alla base, molta disinformazione e non conoscenza di cosa sia un fenomeno virale e come si diffonda. «La questione è tenuta sotto controllo ed è di estrema importanza. Nessuno sta superficializzando», ha risposto Gabriele Alberti (Pd) presidente del consiglio comunale «è attiva un rete di monitoraggio dal Comune fino al Ministero della Sanità. E ad ora non ci sono le condizioni per accettare la richiesta di un consiglio comunale straordinario» . Poi la risposta del comune: «Ribadiamo che l’«mministrazione è sempre a disposizione per qualsiasi informazione e comunicazione. Il presidente del consiglio mantiene nell’ordine del giorno degli atti tutte le interrogazioni presentate sulla questione, affinché nei prossimi giorni si possa rispondere nel merito». Diletta Bresci, consigliera comunale della Lega a Poggio a Caiano e consigliera provinciale parla di «manchevolezza che dal Ministero istruzione e Università non sia arrivata alcuna direttiva per le scuole di Prato» . Per Patrizia Ovattoni, capogruppo della Lega a Prato, “mentre siamo in attesa della commissione straordinaria per parlare del fenomeno, qui a Prato, dove abbiamo la terza comunità cinese d’Europa, con migliaia e migliaia di clandestini che vagano per il territorio, riscontriamo un silenzio assordante» . Il Ministero della Salute, intanto, ha attivato una speciale pagina web sul coronavirus che fornisce informazioni fondamentali, all’indirizzo //www. salute. gov. it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.
L’appello dell’associazione giovani italo-cinesi. «Sono il solito italo cinese che fa parte della tua vita che è andato a scuola con te, che ti ha passato il compito di matematica all’esame, che giocava con te a calcio, quindi non trattarmi come un virus». Un modo semplice, ma efficace per anticipare fenomeni di xenofobia e intolleranza, come si sono registrati a Firenze. Anche il Garante per l’infanzia della Regione Toscana, Camilla Bianchi, sostiene il messaggio promosso dai giovani italo cinesi. Anche per Miao Miao Huang, ospite venerdì sera alla trasmissione “Propaganda Live” sulla 7, «dobbiamo fare attenzione a perdere il buon senso. Ho paura soprattutto di gesti di intolleranza. Un po’di diffidenza l’ho vista tornando da Roma, ma a Prato spero non accada. Coronavirus? Fra i cinesi c’è preoccupazione» .
I timori di Confindustria Toscana Nord e dell’onorevole Mazzetti. Per gli industriali pratesi, il timore, invece, risiede nel recesso economico che il coronavirus potrebbe alimentare. «L’’interruzione dei collegamenti aerei rappresenta di fatto la sospensione delle relazioni con la Cina, con effetti di entità diversa da azienda ad azienda. L’export verso la Cina rappresenta il 2,7% del totale dell’export di Lucca, lo 0, 8% di Pistoia e il 2, 9% di Prato» scrive Confindustria Toscana Nord e per Erica Mazzetti, stessi timori indicando proprio su Prato la probabilità di minore export e flessione dei mercati. «Gli effetti da coronavirus non si fermano all’emergenza sanitaria, ma impattano anche sull’economia. Non bisogna infatti sottovalutare le conseguenze che uno stop del mercato cinese avrebbe anche sulle aziende e su alcune filiere come quella tessile per la quale la Cina è interlocutore per eccellenza». E per questo l’onorevole Erica Mazzetti chiede che sia istituito un tavolo governativo su una probabile emergenza economica
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