Sicurezza
Il Premio Santo Stefano a tre eccellenze del tessile
Le statuette realizzate dall’artista Gabriella Furlani sono state consegnate al Lanificio Mario Bellucci, alla Filatura Biagioli Modesto e alla Filpucci
PRATO. “Sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua”, parafrasando Vasco Rossi, il sindaco Matteo Biffoni ha aperto ieri mattina all’auditorium della Camera di commercio, il decimo “Stefanino d’oro”. Allusione alla città e alla sua economia, alla battaglia di Prato contro la crisi e alla resilienza di un sistema industriale che comunque sta reggendo.
Un richiamo, quindi, agli anni dei cambiamenti, alla fatica della sopravvivenza del lavoro e, come ogni crisi, anche alla rinascita dei sistemi produttivi secondo nuove logiche e innovazioni. Prima fra tutte un’innovazione che ha secoli di storia e di tenacia, quell’ “Ora et Labora”, ferrea regola dei monaci benedettini , che Massimo Folador, manager, docente universitario e formatore aziendale, intervistato dalla giornalista del Tirreno Ilenia Reali, ha posto come obiettivo centrale per lo sviluppo del lavoro e degli affari. Cristianità e lavoro al centro, in una città come Prato dove i fenomeni di illegalità sul lavoro non mancano. Ma questa volta, decima edizione, il premio dello “Stefanino d’oro” ha posto l’accento proprio sull’etica del lavoro, sulle regole di rispetto e collaborazione che permettono sviluppo proprio come se l’azienda fosse una comunità religiosa, dedita, ognuno nel proprio ruolo, allo sviluppo di se stessa e di ciò che la circonda, la società appunto. Per Massimo Folador, l’utilizzo della regola benedettina non è solo una buona regola di vita, ma anche lo strumento migliore per una buona gestione imprenditoriale. «Occorre ridare sacralità al lavoro – ha detto Folador – per farlo dobbiamo saper investire il capitale umano e relazionale delle nostre aziende . Sul palco le aziende premiate, coinvolte appunto in un processo di cambiamento e di sviluppo che hanno posto l’etica del lavoro e l’ecosostenibilità al centro del sistema manifatturiero.
Ed ecco le tre aziende che hanno ricevuto gli "Stefanini d’oro"; il Lanificio Mario Bellucci, la Filatura Biagioli Modesto e la Filpucci. Una menzione speciale è stata riconosciuta all’azienda oleovinicola Marchesi Pancrazi di Montemurlo. «Dedichiamo il premio alle nostre famiglie e alla nostra squadra composta da 35 collaboratori» ha detto Francesco Bellucci che poi ha voluto citare, uno a uno, i nomi dei componenti del team aziendale. Con lui hanno ritirato lo Stefanino Simone e Clizia Bellucci per conto del Lanificio Mario Bellucci. Per la Filatura Biagioli Modesto sul palco sono saliti Riccardo Biagioli e la sorella Franca con la figlia Luisa Piraino. «Questo riconoscimento è per i grandi protagonisti della nostra azienda: il nonno Arnolfo che la fondò nel 1919 e fu autore di tanti brevetti innovativi e di mio padre Modesto, tra i primi ad andare in Cina a prendere il cashmere» ha detto Franca Biagioli. Per la Filpucci era presente il presidente Federico Gualtieri, che ha sottolineato come questo momento debba essere «un inizio e non un arrivo, da domani ricominceremo a lavorare in modo migliore rispetto a ieri grazie anche a questo riconoscimento che dedico a tutti i dipendenti e i collaboratori, senza di loro tutto questo non sarebbe possibile». —
A.F.
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