Il Tirreno

Prato

il caso 

«Quella meteorite viene dalla Cina e io non la tocco»

«Quella meteorite viene dalla Cina e io non la tocco»

Sconcerto al Museo di scienze planetarie di fronte alla frase di una bambina spaventata dall’allarme Coronavirus. Il direttore: «Dove stiamo andando?» 

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Quella meteorite viene dalla Cina e io non la tocco». Di pari passo con l’aumento dei casi di contagio del Coronavirus, aumenta anche la psicosi di chi teme che qualsiasi cosa che abbia a che fare con la Cina sia un potenziale rischio per la salute. La riprova è arrivata da un episodio accaduto mercoledì al Museo di scienze planetarie di via Galcianese e che è stato raccontato ieri dal direttore del Museo, Marco Morelli.

In visita alle sale espositive di via Galcianese, come avviene quasi ogni giorno, è arrivata una classe di terza elementare e ai bambini, tra le altre cose, è stata mostrata la meteorite di Nantan, che è la più grande tra quelle esposte in un museo italiano. «A chi visita il museo e, in particolare, ai bambini, diciamo che è vietato non toccare questa meteorite metallica di oltre 4 miliardi di anni proveniente dal Cosmo perché sfiorarne la superficie può emozionare – spiega Marco Morelli – Tutti l’hanno toccata, qualcuno l’ha colpita, altri l’hanno accarezzata. Tutti, chi più chi meno, fuorché una bambina che ha detto che non l’avrebbe fatto. Non l’avrebbe fatto perché proviene dalla Cina. Perché la Meteorite di Nantan è cinese».

Probabilmente la bambina in questi giorni ha sentito discorsi allarmistici, a scuola o in famiglia, sul rischio rappresentato da tutto ciò che è cinese e si è comportata di conseguenza. Discorsi al momento del tutto privi di fondamento, non fosse altro, nel caso della meteorite, perché si tratta di una roccia caduta dallo spazio a Nantan nel 1516 e raccolta nel 1958, prima ancora che nessuno avesse mai sentito parlare della Sars o del Coronavirus.

«All’inizio, noi del Museo, ci siamo chiesti cosa questa piccola avesse potuto sentir dire in casa, nella sua famiglia, nel mondo che la circonda – commenta Marco Morelli – Poi, interdetti, sempre noi, noi del Museo, ci siamo fermati un attimo, solo un attimo, non tanto a pensare dove siamo arrivati, ma più che altro a pensare dove stiamo andando».

La psicosi legata alla diffusione del virus aveva già costretto l’Asl Toscana Centro, giovedì scorso, a smentire una falsa notizia, e cioè che nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santo Stefano fosse ricoverato un paziente cinese affetto dalla malattia infettiva. E come forse era inevitabile, ma non per questo accettabile, su alcune chat di genitori stanno circolando notizie di questo genere o inviti a non mandare i figli nelle scuole (praticamente tutte a Prato) che sono frequentate da alunni cinesi. Messaggi forse alimentati anche dal caso della donna cinese ricoverata che si è sentita male nell’area di servizio di Serravalle sulla Firenze-Mare e ricoverata lunedì sera all’ospedale di Pistoia, che però è risultata affetta da una banale influenza. –



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa