Finanza
«Massima cautela l’indagine è complessa e per il momento niente riscontri esterni»
Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi invita a non avanzare giudizi affrettati fino a quando gli accertamenti non saranno conclusi
IL MAGISTRATO
«Non è un’indagine semplice e, al momento, prendiamo tutto con le molle».
Il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, non si sbilancia e invita alla cautela. Anche perché – sottolinea – «tutto sta in punta alle dichiarazioni dei ragazzi, ma riscontri esterni, per ora, non ne ce ne sono».
Dice proprio così il dottor Nicolosi, mentre ripercorre i punti salienti del caso scoppiato all’improvviso, nei giorni scorsi, con nove religiosi indagati per abuso sessuale, anche di gruppo.
«Bisogna stare molto attenti e non essere precipitosi», aggiunge. Perché se da un lato il procuratore, che ha affidato l’inchiesta ai pm Laura Canovai e Valentina Cosci, usa tutte le cautele del caso, dall’altro la tribuna dei social network ha già cominciato a sparare “sentenze”. Ma d’altronde, se c’è una cosa che è apparsa chiaramente fin dal primo momento, è che l’opinione pubblica, sui “Discepoli dell’Annunciazione”, si presenta divisa. Non solo tra innocentisti e colpevolisti, ma anche tra chi non li conosceva affatto (in quanto «comunità nella comunità») e chi, invece, li difende a spada tratta.
«Sono tutte falsità – scrive una cittadina – io li conosco e sono bravi sacerdoti. Qualcuno vuole distruggere questi sacerdoti ma non ce la farà perché sarà la verità a trionfare».
A Iolo, dove l’associazione di fedeli (riconosciuta dal diritto canonico nel 2010) fu fondata nel 2005, e pure a Prato, dove si è trasferita nel 2014, le persone preferiscono non parlare. Ma anche lì, dove l’associazione guidata da don Giglio Maria Gilioli è nata, le opinioni non sono univoche e i fatti non del tutto chiari.
Che l’associazione di fedeli presentasse, per la Diocesi di Prato, qualche stranezza è dimostrato dalla missiva inviata dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata della Santa Sede che, il 16 dicembre scorso, ha soppresso l’associazione. Ma le accuse rivolte ai religiosi sono molto gravi e tra le più infamanti.
«Abbiamo un narrato da parte dei ragazzi – prosegue il procuratore – ma ora c’è molto da fare». Si riferisce, in sostanza, al ritrovamento di «quei riscontri esterni» di cui, però, al momento non vi è traccia. Ma che, in questa fase, consentirebbero di mettere un punto fermo per comprendere se le violenze ai danni dei due ragazzi (all’epoca dei fatti minorenni) ci siano davvero state.
Intanto, i religiosi hanno fatto sapere che si presenteranno, già a partire dai prossimi giorni, in Procura per fornire la loro versione dei fatti. Faranno ritorno a Prato, dunque, perché tutti quanti, quando l’associazione è stata sciolta dalla Curia romana, nel dicembre dello scorso anno, hanno deciso di ritirarsi in una località segreta (anche se due di loro si erano già allontanati da tempo dai “Discepoli dell’Annunciazione”). Hanno chiesto al vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, di poter continuare a restare insieme, del tutto isolati dal mondo esterno.
Resta da capire, ora, quanto le loro dichiarazioni siano in grado di dare una nuova luce e alla vicenda. E se dal materiale sequestrato dalla Squadra Mobile, possa emergere qualcosa in grado di dare una svolta a questo caso. In una direzione o nell’altra. —
Martina Trivigno
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