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Prato

il processo 

Visite al nero ai cinesi, condannati tre ginecologi

Francesco Albonetti
Visite al nero ai cinesi, condannati tre ginecologi

Pene di 2 anni e 11 mesi a Comparetto, 2 anni a Busi e 1 anno e 8 mesi a Martorelli Rinviato a giudizio l’ex primario Giansenio Spinelli

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PRATO. Si è chiusa con cinque condanne, due patteggiamenti e un rinvio a giudizio la lunga udienza di ieri in tribunale a Prato, davanti al giudice Costanza Comunale, nell’inchiesta della procura sulle visite a nero concesse a pazienti cinesi durante l’orario di lavoro, ma fuori dal normale iter delle prenotazioni. Dei quattro ginecologi coinvolti, accusati di peculato e truffa ai danni dello Stato, dopo il patteggiamento a 1 anno e 10 mesi di Simone Olivieri accordato la scorsa settimana, sono stati condannati con rito abbreviato Ciro Comparetto, Elena Busi, e Massimo Martorelli. La pena maggiore è toccata a Comparetto (difeso dall’avvocato Traversi), 2 anni, 11 mesi e 20 giorni. La Busi (difesa da Rocchi) è stata condannata a 2 anni e Martorelli (avvocato Denario) a un anno e 8 mesi. In più, i tre ginecologi sono stati interdetti da avere rapporti con la pubblica amministrazione per due anni. In più, Comparetto ha avuto come pena accessoria l’estinzione del rapporto di lavoro. Due intermediari cinesi, difesi da Badiani e Nicolosi, hanno patteggiato un anno e 8 mesi. Infine, coinvolto nell’inchiesta c’era anche l’ex primario di ginecologia dell’ospedale Santo Stefano, Giansenio Spinelli con l’accusa di omessa denuncia, cioé di non aver impedito che quelle visite a nero dei colleghi venissero svolte. Spinelli è sttao rinviato a giudizio, con udienza che si terrà fra circa un anno. Per tutti gli imputati sono state riconosciute le 97 imputazioni contestate dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli. Rispetto alle richieste del pm, però, il giudice è stato di mano un po’ più “leggera” nelle condanne dei medici. Questo perché ha valutato come attenuante i risarcimenti che i tre ginecologici hanno accordato, con tanto di assegno, all’azienda sanitaria danneggiata. L’assegno più corposo, 10.000 euro, è stato quello di Comparetto.

L’inchiesta sulle visite clandestine, che avvenivano non solo all’ospedale Santo Stefano ma anche al Centro Giovannini, iniziò nell’autunno del 2017 quando una giovane donna cinese si presentò in ospedale lamentando dolori all’addome e dicendo di aver preso una pillola abortiva che le era stata data da un medico italiano.

La cinese fu accompagnata presso il suo studio dalla mediatrice cinese, proprio la donna alla quale gli inquirenti attribuiscono un ruolo centrale nella vicenda. Fu accertato che le pillole provenivano dal circuito ospedaliero e nel corso delle indagini emersero i comportamenti quantomeno disinvolti di alcuni medici ginecologi che accettavano di fare visite specialistiche alle donne cinesi, in orario d’ufficio, in ospedale o al Centro sociosanitario Giovannini, facendo saltare alle pazienti la richiesta al Centro unico prenotazioni dell’Asl. —

Francesco Albonetti

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