Il Tirreno

Prato

l'incontro con la stampa pratese

Il vescovo Nerbini: "La città deve fermarsi e riprogettare"

Francesco Albonetti
Il vescovo Nerbini al centro fra i giornalisti pratesi
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Il vescovo Nerbini al centro fra i giornalisti pratesi

Durante l'incontro annuale con i giornalisti l’invito del presule a superare le divisioni e a recuperare il dialogo nell’economia e nell’affrontare le sfide dell’immigrazione

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PRATO. Cita le metafore prese in prestito dal tessile da papa Francesco che così ben si adattano a Prato, il vescovo di Prato Giovanni Nerbini. I fili da riannodare, il telaio sociale da ricostruire. Ma pure qualche anedotto di vita quotidiana, come quello del signore incontrato per strada in città che gli ha toccato la sciarpa apprezzandone il tessuto. L’occasione è quella del consueto incontro con gli operatori della comunicazione in Seminario per il patrono dei giornalisti san Francesco di Sales. I fili da tessere, il tessuto da ricostruire sono quelli del dialogo che è andato perso in questo clima di «affanno perenne».

La solitudine dominante in un mondo dominato, paradossalmente, dalle occasioni sociali moltiplicate, dall’andare «in piazza ad ogni occasione», dove però il ritrovarsi non per costruire intorno a valori e prospettive buone, ma di consumo e superficialità. Ma Nerbini, vescovo e uomo concreto di campagna, applica i pensieri alla pratica, alla politica e all’economia, anche nel suo rapporto con Prato. «La città deve ritrovarsi per pensare insieme e riprogettarsi, in modo da affrontare le grandi sfide di oggi». Tanti i temi toccati nel corso dell’incontro, durante il quale il vescovo ha avuto modo di esporre alcune riflessioni sul presente e sul futuro di Prato, città che sta imparando a conoscere.

«Ho capito fin da subito che ai pratesi il verbo che piace tanto è “fare”, voi sapete bene cosa vuol dire rimboccarsi le maniche per ripartire. Non posso che compiacermi di questo, ma riuscite a farlo insieme? Magari fermandosi prima a pensare a come agire?», ha domandato Nerbini. Tra le varie sfide che la città e la Chiesa sono chiamate a dover affrontare c’è anche il tema dell’immigrazione e della conseguente integrazione. È stato ricordato come oggi a Prato un cittadino su cinque sia di origine straniera.

«Quando dico che tutti dobbiamo essere coinvolti nel ripensare e nel riprogettare penso anche alla necessaria collaborazione delle comunità straniere», ha affermato il vescovo. Coinvolgimento che deve essere fatto in particolare sul versante del lavoro, anzi del “lavoro buono”, perché «non è tollerabile che a Prato ci possano essere persone che lavorano dodici ore al giorno con paghe da fame», ha aggiunto. Sollecitato da Antonello Giacomelli, deputato del Pd ma anche giornalista, Nerbini ha parlato anche del ruolo della politica, di come si è perduto quel senso di comunità, del concorrere insieme pur con idee diverse ad un progetto, che è stato la fortuna dei grandi italiani del dopoguerra, da Togliatti a De Gasperri.

«La stessa cosa deve valere anche a Prato e l’ho detto in consiglio comunale», ha chiosato il vescovo. L’appuntamento è stato pensato come un dialogo tra Nerbini e i presenti, promosso e moderato da Gianni Rossi, direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, e Sara Bessi, presidente di Ucsi Toscana.
 

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