Il dolore
Scivola e parte un colpo: morto cacciatore
Il 53enne, di Sasseta, è stato trovato senza vita nel bosco di Mangona in Mugello. Lavorava come autista della Cap
barberino del mugello. Era uscito di casa sul presto con il suo cane, ieri mattina, proprio come faceva tutte le volte in cui andava a caccia. Alle 14, poi, sarebbe dovuto entrare in servizio a bordo di un pullman di Cap autolinee pratesi. Ma su quel bus Luca Manciulli, 53 anni, originario di Sasseta, nel comune di Vernio, non ci è mai arrivato. Fatale per lui – secondo le prime ricostruzioni eseguite dai militari dell’Arma – un colpo di fucile partito proprio dall’arma che imbracciava, dopo una caduta in un dirupo.
Il corpo senza vita di Manciulli è stato ritrovato in località Mangona, nel comune di Barberino del Mugello, nel pomeriggio di ieri.
Secondo quanto hanno spiegato i carabinieri, sono stati alcuni conoscenti dell’uomo a dare l’allarme, preoccupati perché non aveva fatto ritorno dalla battuta di caccia, mentre il suo pullman era ancora fermo lì, al deposito. Anche dall’azienda, i colleghi hanno provato a chiamare l’autista 53enne. Più volte. Ma il telefono, nonostante i ripetuti tentativi, continuava a suonare a vuoto. E così sono state avviate le ricerche da parte delle forze dell’ordine.
Nel pomeriggio di ieri, poi, la tragica scoperta: il corpo di Manciulli era riverso sul terreno, ormai privo di vita.
Sul luogo della tragedia, sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Borgo San Lorenzo e anche i militari della Stazione di Barberino del Mugello insieme al Soccorso alpino e ai vigili del fuoco.
Secondo i primi accertamenti, la morte di Luca Manciulli è da ricondurre a un evento accidentale.
Un colpo, infatti, sarebbe partito dal suo fucile, colpendolo all’emitorace sinistro e non lasciandogli scampo, dopo essere scivolato dalla sommità di un dirupo nel bosco di Mangona.
Ancora sotto choc l’azienda per cui Manciulli lavorava, la Cap di Prato, che esprime cordoglio per l’inaspettata scomparsa del suo dipendente. E pure la comunità di Vernio, dove il 53enne, separato e padre di una bambina, viveva, è nella morsa del dolore. E non potrebbe che essere così.
Al bar “Misericordia” di Montepiano ancora non riescono a darsi pace.
«Sapevamo che lavorava come autista per la Cap e che era originario di Sasseta – ricorda il barista del locale di via dell’Appennino – La mattina apriamo presto e quando lui andava a caccia di beccacce si fermava spesso a fare colazione. A volte era da solo, altre con amici. Scambiavamo poche parole. Ci eravamo resi conto, durante quelle conversazioni, che era una persona perbene, gentile e solare con cui si scambiavano volentieri quattro chiacchiere. Siamo tutti sconvolti e dispiaciuti. È davvero terribile».
Intanto il pubblico ministero della Procura di Firenze ha disposto il trasferimento della salma di Manciulli all’istituto di medicina legale. —
Martina Trivigno
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
