Sicurezza
Addio Roberta Betti Il suo grande cuore batteva per il Politeama
La presidente aveva compiuto 89 anni proprio il 21 gennaio. Era ricoverata in ospedale perché da alcuni giorni si erano aggravate le sue condizioni
PRATO. Si è spenta ieri notte Roberta Betti, la presidente del Politeama. Aveva 89 anni, compiuti il 21 gennaio. Da alcuni giorni era ricoverata in ospedale in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
Camera ardente. La camera ardente è stata allestita nel Ridotto del Politeama. Prima di essere sepolta Roberta Betti potrà passare ancora del tempo fra quelle mura che tanto ha amato. Oggi, giovedì, sarà possibile renderle omaggio dalle 11 fino alle 23 e domani dalle 9 fino alle 12. A mezzogiorno di domani venerdì commemorazione pubblica in teatro e alle 15 le esequie nel duomo. Gli spettacoli in programma al Politeama sono confermati. Roberta Betti era donna di teatro ed avrebbe voluto così. Unica variazione sarà lo spostamento della lezione introduttiva al concerto della Camerata strumentale di stasera dal ridotto alla platea del teatro. Il concerto della Camerata di stasera sarà dedicato alla sua memoria con un ricordo speciale eseguito dall’orchestra.
Donna di teatro. Roberta Betti, che nel 2007 è stata insignita del titolo di commendatore dell’ordine “Al merito della Repubblica italiana”, era diplomata in ragioneria. Ma il suo amore si è diviso fra la musica ed il teatro. È stata compositrice delle musiche di tante riviste delle “Pagliette del Buzzi” (insieme al compianto Rodolfo Betti) e poi apprezzata compositrice di numerose canzoni, alcune per cantanti come Natalino Otto, Jula De Palma e Fred Buscaglione oltre che donna appassionata di teatro. Presidente del Politeama, è stata anche membro del cda e poi vicepresidente del Metastasio. Per tutti era semplicemente la Roberta. E non c’è artista che non sia passato dal Politeama che non abbia instaurato con lei un rapporto di amicizia. L’ultima volta che Roberta Betti è entrata nel “suo” Politeama è stato per lo spettacolo di Gennaro Cannavacciuolo. Andò sia la sera del sabato sia alla pomeridiana della domenica. “Gennaro – disse Betti – ci teneva che andassi entrambe le volte e ad un amico come lui non potevo dire di no”. Lo scorso anno fu protagonista di un docufilm proprio su di lei “La donna che riapriva i teatri” del regista Francesco Ranieri Martinotti.
La musica. A casa aveva un pianoforte, un tre quarti di coda. Quando andavamo a trovarla si accomodava allo sgabello, alzava il coperchio della tastiera del piano e suonava qualche nota per far sentire come il suo strumento funzionasse alla perfezione. Ebbe modo da ragazza di conoscere anche Curzio Malaparte. Lo scrittore e giornalista, nel 1955, andò al Metastasio ad assistere ad uno spettacolo degli studenti del “Buzzi”. «La Rivista si chiamava’Ciricenno’ed io ero l’autrice di tutte le musiche – raccontava Roberta Betti – Avevo 20 anni, quindi per quei tempi non ancora maggiorenne. Sapevamo che quella sera avrebbe assistito alla rappresentazione lo scrittore pratese e un po’emozionati lo eravamo tutti. Finito il primo atto Malaparte venne da noi dietro le quinte a complimentarsi. A me disse che avevo composto delle musiche adatte allo spettacolo. La settimana successiva sul settimanale Tempo nella rubrica che Malaparte curava, ’Battibecco’, scrisse una recensione su’Ciricenno’, dal titolo’L’oro dei poveri’”.
L’anima del Politeama. Era sì la presidente del Politeama ma più che altro era l’anima di quel teatro. Roberta Betti aveva l’amore per il palcoscenico. Il Politeama era la sua seconda casa e la seconda casa dei pratesi. Difficilmente si perdeva uno spettacolo. Era solita sedersi ultimamente, con la fedele amica Elvira Trentin, in un palchetto della Barcaccia. E al termine dello spettacolo gli artisti passavano a ringraziarla. La abbracciavano e scherzavano. Conosceva praticamente tutti. Arrivava in teatro molto prima dello spettacolo e si accomodava nel suo ufficio. Ed era un continuo via via di quanti andavano a salutarla. «È come essere un’acquasantiera – scherzava – passano tutti di qui prima di entrare in sala». Sempre solare, nonostante gli acciacchi di salute, non si è mai lasciata scoraggiare. Il teatro è più forte di ogni cosa. Quando presentava la stagione teatrale era contenta, rammentava gli artisti che sarebbero saliti sul palco e del divertimento che sarebbe stato assicurato. La sera dell’apertura del cartellone o quando c’era una prima, Roberta Betti metteva al collo una collana con un ciondolo di corallo. «Gli artisti lo sanno – sorrideva – prima di entrare in scena passano da me e toccano il corallo. È una sorta di rito scaramantico».
Azelio Biagioni
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