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Marijuana nel capannone: verso una maxi-condanna

Francesco Albonetti
La coltivazione di marijuana sequestrata nel 2014
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La coltivazione di marijuana sequestrata nel 2014

Quintali di droga coltivata e preparata a Prato e destinata al mercato irlandese. Il pm ha chiesto 10 anni e 6 mesi per la cinese considerata fra gli organizzatori del traffico

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PRATO. I narcotrafficanti cinesi di marijuana avevano scoperto che vendere la droga nel Regno Unito assicurava guadagni almeno doppi rispetto all’Italia. Ma che poteva essere coltivata e confezionata dietro la facciata dei classici capannoni industriali di Prato a vocazione tessile. Nacque così da un primo controllo della Polizia municipale avvenuto in dei capannoni di via di Verbano a Galciana, un’inchiesta importante, lunga e complessa che nel 2015 ha portato i carabinieri del Nucleo investigativo di Prato a otto arresti, cinque dei quali inflagranza, tutti cinesi. In questi giorni il pm Lorenzo Gestri che conduce la parte pratese nell’inchiesta – che nel frattempo si è estesa a Bologna, Rovigo, Gran Bretagna ed ha coinvolto la Dda e in parte passata al tribunale di Firenze – ha chiesto una pesante condanna - 10 anni e 6 mesi - nei confronti di una cinese ritenuta l’ultima responsabile con base a Prato non ancora passata sotto la scure di altre condanne (ma c’è anche un imputato morto): Lihua Huang.

Richiesta di condanna per associazione a delinquere finalizzare al narcotraffico internazionale commisurata a quelle a 12 anni già emesse dal Gup di Firenze nei confronti di altri tre imputati cinesi. Per gli altri tre cinesi arrestati a Prato, il quarto ritenuto il più importante è escluso perché nel frattempo deceduto - Gestri ha chiesto l’assoluzione per impossibilità di ottenere le prove. La sentenza del processo con rito abbreviato è prevista per l’11 maggio prossimo.

Tornando all’inchiesta, gli inquirenti hanno calcolato che l'organizzazione fosse in grado di produrre circa cento chili di marijuana al mese. Nel settembre 2014 fu sequestrata una piantagione di marijuana a Prato con 2.700 piante nel capannone di Galciana trovato deserto dalla polizia municipale. Si è poi scoperto che ogni postazione era rigorosamente videosorvegliata dall’interno e i “coltivatori” erano scappati.

Nel prosieguo delle indagini si è capito che la droga veniva confezionata in pacchi e affidata a uno spedizioniere cinese di Prato - l’agenzia “Tian Tian”, che li inviava in Irlanda del Nord, nella zona di Belfast. La prima spedizione accertata risale al 2 gennaio 2014 e molte altre ne sono seguite, per un totale di circa 780 pacchi di sostanza stupefacente, ciascuno di 20 chili, tutte tramite aerei cargo in partenza dall’aeroporto di Pisa.

Una media di 180.000 dosi, che sarebbe diventate il doppio se le piante di la marijuana fossero arrivate alla giusta maturazione. Tradotto in soldi, si parla di 8-900 mila euro, quasi un milione di giro d’affari.
I primi riscontri sono arrivati dall’Irlanda, dove sono stati sequestrati 20 chili di droga. Altri tre centri di produzione sono stati individuati, due a Bologna (nella zona industriale di Zola Predosa) e uno a Rovigo, all’interno dei quali sono state sequestrate oltre 9.000 piante di marijuana, 27 chili di droga già pronta, 500 lampade al sodio.

I “coltivatori” cinesi, dopo la scoperta del capannone di Prato, a Sant’Ippolito d Galciana, avevano deciso di spostarsi in Emilia e nel Veneto. Nel frattempo la polizia irlandese aveva arrestato un cinese a Belfast con 40 chili di marijuana. I pacchi di marijuana venivano confezionati con la tecnica del sottovuoto per impedire che si sentisse l’odore. Non è stato invece dimostrato il legame fra la piantagione di Galciana è quella scoperta nello stesso periodo a Vaiano.

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