Attenzione
Quel “binge drinking” sottovalutato dai genitori
Dopo il caso del ragazzino quattordicenne ubriaco a scuola parla la responsabile del Serd Caterina Uliva
PRATO. «Mio figlio ha 15 anni. Spesso lo vedo tornare a casa ubriaco». Lo sballo del sabato sera si chiama “binge drinking”. Quattro, cinque, sei drink tutti d’un fiato: così il gioco si fa sempre più pericoloso. L’abbuffata alcolica dei figli adolescenti si consuma nell’arco del weekend, spesso a stomaco vuoto. Ci sono madri che si preoccupano, fanno telefonate al Serd di Prato (Asl Toscana Centro) per capire meglio se c’è un campanello d’allarme.
«Ma purtroppo il fenomeno viene spesso sottovalutato dagli adulti: c’è una certa resistenza a prenderne coscienza», racconta Caterina Uliva, dirigente medico del Serd pratese specializzato in tossicologia clinica. Capita che al primo piano dello stabile al Giovannini i genitori accompagnino i figli di cui si sospetta una dipendenza da bevande alcoliche. Ma si contano sul palmo della mano, una media di cinque all’anno. Paura, pudore, tendenza a sottovalutare e a minimizzare. In realtà, è il pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano, dove è finito sabato scorso uno studente di 14 anni del Cicognini per intossicazione etilica, a rappresentare un osservatorio privilegiato per monitorare il fenomeno.
E’ qui che arrivano i ragazzi che bevono troppo, dopo che si sono sentiti male. E' qui che talvolta s'indirizzano le famiglie al Serd, per i casi più estremi e ripetuti nel tempo. Secondo un recente studio dell’Asl Toscana Centro, un adolescente su tre ha avuto almeno un episodio di “binge drinking”. «Questa fascia d’età è a rischio, perché non è ancora sviluppato il sistema enzimatico che permette di metabolizzare l’alcol», spiega la dottoressa Uliva. Le baby sbronze iniziano con il primo bicchiere, a 12-13 anni. È la generazione che si forma sui banchi delle medie. La prima “sentinella” spesso diventa il pediatra di famiglia.
«Al colloquio con questi adolescenti – racconta l’esperta del Serd - emerge la necessità di dover appartenere a un gruppo, il bisogno di dire sempre sì». Ma il “binge drinking” non può essere considerato una bravata senza conseguenze. Ci sono pericoli per la salute: non solo ne risente il fegato ma, nelle situazioni più estreme, questi ragazzini rischiano il coma etilico.
È qui che entra in gioco la prevenzione nelle scuole: la Asl Toscana Centro porta avanti da anni il progetto “Unplugged” per prevenire il consumo di alcol e sostanze stupefacenti fra gli studenti degli istituti superiori. Dove gli alunni più grandicelli e consapevoli dei rischi s’impegnano a sensibilizzare i compagni più piccoli, in una logica di vera e propria “peer education”. Il Serd pratese, infine, si occupa anche di minorenni che assumono sostanze stupefacenti, spesso segnalati dalla prefettura locale: una quindicina di casi all’anno
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