Sicurezza
Confindustria punta i piedi e Consiag vuole avere un peso maggiore
prato. Ricapitalizzazione sì, no, forse. Chi ha teso la mano a Gida sborsando un importo già consistente è stata Confindustria Toscana Nord, che detiene il 45,08% della società: il socio di maggioranza è il Comune (46,92%), l’8% è in mano a Consiag. A Palazzo dell’Industria è andata di traverso l’uscita a gamba tesa del presidente Alessandro Brogi, a poche ore dalla riunione del Cda. «La consapevolezza della necessità per Gida di denaro fresco è talmente viva in Confindustria che quest’ultima ha versato il 30 dicembre nelle casse della società 1,5 milioni di euro a titolo di prestito, a condizioni di estremo favore per la ricevente. Non ci risulta che analoghe iniziative siano state assunte dagli altri soci». Il socio privato si toglie più di un sassolino dalla scarpa, ricordando che «le imprese hanno accettato di accollarsi nel 2019 un incremento una tantum di 700mila euro, sempre per immettere in Gida denaro fresco». E altri sacrifici si attendono per il 2020 con un ulteriore aumento delle tariffe di depurazione. Nella scena irrompe l’altro socio di minoranza, Consiag. Che potrebbe puntare i piedi e rivendicare più peso nella gestione di Gida a fronte di un maggiore impegno finanziario. Tutto si giocherà alla prossima assemblea dei soci, il 24 gennaio. Dal canto suo, il Comune ha già assicurato che avrebbe fatto la sua parte, idem Consiag che con il suo 8% non nomina propri rappresentanti nel Cda. Non solo. «C’è la possibilità che Consiag intervenga con un maggiore impegno finanziario a fronte però di un peso societario più forte visto che non abbiamo responsabilità sulla gestione – conferma il presidente Nicola Perini – La condizione è che si possa recuperare un progetto di carattere industriale che in Gida si è smarrito». — M.L.
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