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il caso 

Acquedotto industriale, bilancio in rosso Aumenteranno le tariffe di depurazione

Maria Lardara
Acquedotto industriale, bilancio in rosso Aumenteranno le tariffe di depurazione

Gida propone una ricapitalizzazione di 4,5 milioni: colpa dell’emergenza fanghi. Brogi: «Ci aspettiamo il sostegno dei soci»

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prato. Il primo semaforo rosso era scattato con il bilancio 2018, l’ultimo disponibile. Radiografia dei conti di una società che ancora oggi non se la passa bene. L’annata in questione, complice l’aumento dei costi di smaltimento, fu archiviata con una perdita di 98mila euro. Ma Gida, la società che gestisce gli impianti di depurazione e trattamento liquami al Calice e la rete dell’acquedotto industriale, non è un’azienda qualunque. Ha un suo fatturato (peraltro più o meno stabile nel triennio 2016-2017-2018) ma il suo profilo è quello di società per azioni a capitale misto (pubblico e privato) costituita da tre soci: Comune, industriali e Consiag. A proposito di soci, uno scossone al quartier generale di Baciacavallo l’hanno dato le dimissioni dell’industriale Franco Ciampolini dal consiglio d’amministrazione, rappresentante di Confindustria Toscana Nord in seno alla partecipata (la vicepresidente è Dalila Mazzi della rifinizione Nuove Fibre).

Secondo alcune indiscrezioni, sembra che le dimissioni siano state rassegnate agli inizi di dicembre “per motivi personali”: Il Tirreno ha provato a contattare Ciampolini senza riuscire a parlarci. Di certo l’eco delle difficoltà di Gida è arrivata alla riunione del consiglio della sezione sistema moda capitanata da Andrea Cavicchi, dove a metà dicembre gli imprenditori tessili ha hanno chiesto conto di due questioni: il futuro del Buzzilab e la situazione finanziaria di Gida. Il timore, in quest’ultimo caso, che possano inasprirsi le tariffe di depurazione d’altro canto ferme da dieci anni a scapito delle lavorazioni umide (tintorie e rifinizioni). Aumento inevitabile, che potrebbe arrivare al 30%: verrà maggiorato l’attuale canone di 0,66 euro al metro cubo applicato allo scarico di ogni azienda. È in gioco la salvezza di Gida che passerà anche dalla sua ricapitalizzazione di 4,5 milioni di euro.

«Serve per affrontare con più solidità le sfide del futuro e rafforzare l’azienda», si legge in una nota di Gida alla vigilia del Cda di ieri sera. Il 24 gennaio si terrà invece l’assemblea dei soci in cui sarà confermato l’impegno finanziario dei soci pubblici e privati. «L’emergenza fanghi ha pesato notevolmente sulla situazione economico-finanziaria dell’azienda - spiega la nota - Ci aspettano sfide importanti, in primis il progetto di restyling che riguarda Baciacavallo, per il quale siamo ancora in attesa della Via da parte della Regione». Gida tiene a sottolineare che l’apporto di capitale non servirà a realizzare un nuovo inceneritore a Baciacavallo bensì gli interventi previsti già autorizzati. «Ci aspettiamo il sostegno da parte dei soci – dice il presidente Alessandro Brogi – Gida sta attraversando una fase cruciale». Fra le priorità, il nuovo essiccatore di Baciacavallo che ha ottenuto l’ok della Regione, gli interventi di manutenzione straordinaria degli impianti esistenti e tutti gli adeguamenti degli impianti. L’investimento che ha più pesato sui bilanci è stato quello al Calice per il trattamento dei percolati di discarica (2,5 milioni di euro) mentre su Baciacavallo è da definire tutta la partita per la digestione anaerobica dei fanghi di cui si parla da tre anni. Al di là degli iter autorizzativi e delle scelte di gestione, l’elemento più impattante è stato l’aumento del costo di smaltimento dei rifiuti. La capacità di autosmaltimento di Gida è limitata. A fronte di 35mila tonnellate di fanghi, ne riesce a incenerire 25mila: i rifiuti eccedenti vengono trasportati all’estero e così fanno lievitare i costi. —

Maria Lardara

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