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«Parlano di mafia senza fornire dati» Biffoni al contrattacco sulla piovra gialla

Paolo Nencioni
«Parlano di mafia senza fornire dati» Biffoni al contrattacco sulla piovra gialla

Critiche alla Fondazione Caponnetto, anche il procuratore Nicolosi avverte che non c’è un gruppo che controlla il territorio

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prato. Ogni anno Prato torna puntualmente a interrogarsi sulla presenza della mafia cinese. Succede in occasione del rapporto sulle mafie della Fondazione Caponnetto, che invariabilmente, come accaduto venerdì, ci racconta che a Prato c’è la piovra gialla (anzi, che il triangolo Firenze-Prato-Osmannoro è la Corleone della mafia cinese), ma senza fondare certe affermazioni su precisi riscontri oggettivi, quantomeno giudiziari.

Il procuratore Giuseppe Nicolosi ragiona invece proprio su questi riscontri e si limita a dire che ci sono due dati: l’omertà di una parte della comunità cinese e la presenza di personaggi che si propongono come mediatori dei conflitti, «un atteggiamento tipico dell’operato mafioso». Di qui a dire che c’è una mafia ce ne corre. «Non abbiamo evidenze di una struttura criminale che esca dalla comunità cinese» dice Nicolosi.

Ci sono invece tracce di ingenti capitali investiti per l’acquisizione di attività economiche, e la novità è che arrivano direttamente dalla Cina. Sulla provenienza di questi capitali, però, non si sa praticamente nulla. «È sempre stato molto difficile contestare l’associazione di stampo mafioso fuori da certe regioni. A Prato si può dire che nessun gruppo criminale ha il controllo del territorio. Ma io dico anche che ai fini della repressione dei reati non è fondamentale chiamare mafia certi comportamenti. È fondamentale contrastare questi fenomeni».

Parole rispetto alle quali sembra essere in sintonia il sindaco Matteo Biffoni. «Rispetto il lavoro della Fondazione Caponnetto - ha dichiarato ieri il sindaco - ma pretendo rispetto per la città di Prato e soprattutto per il grande lavoro della Procura, della Dda e di tutte le forze dell’ordine e delle istituzioni. Ancora una volta si utilizza la parola mafia senza basi giuridiche e senza fornire dati precisi: a noi non interessa se l’illegalità si configura nel reato di associazione mafiosa o in altri, a noi interessa la repressione di ogni fenomeno criminale, di qualsiasi natura. Su questi argomenti pretendo serietà perché la lotta all’illegalità vede tutte le istituzioni della nostra città sempre in prima linea e non accetto che si parli di sottovalutazione da parte della comunità di Prato».

Biffoni nega che il rischio mafia sia sottovalutato: «A Prato nessuno sottovaluta niente, la lotta per la difesa della legalità è continua su tutti i fronti, come dimostrano le indagini della Procura della Repubblica, l’intenso lavoro delle forze dell’ordine, i controlli finanziati della Regione sul lavoro sicuro e tutte le attività che vedono impegnate anche il Comune per quanto di propria competenza, come tutti sanno. E come ben sa chi segue le vicende anche giudiziarie, nonostante nessuna sentenza abbia mai parlato di mafia, abbiamo sempre ribadito che ogni attività illegale, di qualunque natura, va stroncata con determinazione, anche e soprattutto per evitare che si infilitri nel tessuto economico».

Biffoni sottolinea l’unità di intenti di tutte le forze della città per contrastare ogni forma di illegalità: «A Prato tutti, dal Comune alle categorie economiche, dai sindacati agli ordini professionali, dalla Procura della Repubblica alle forze dell’ordine si sono sempre impegnati fattivamente per contrastare ogni forma di illegalità, senza aspettare grida d’allarme da nessuno, perché non si è mai sottovalutato niente e si lavora sodo, senza tanti discorsi. Chi dice che a Prato ci sia una sottovalutazione forse non conosce abbastanza bene la realtà. Non accetto però certe dichiarazioni semplicistiche che sviliscono il lavoro di anni della Procura, sempre in prima linea e a cui ci affidiamo con piena fiducia consapevoli della forte e costante attenzione. A Prato ci sono gli anticorpi per contrastare l’illegalità e anche per smontare quella cosiddetta zona grigia per la quale la condanna è totale e su cui non sono mai stati fatti sconti a nessuno».

«Quindi attenzione alle definizioni che si usano - aggiunge il sindaco- Invito tutti, consiglieri comunali inclusi, ad avere rispetto per chi lavora per il bene della nostra comunità». —

Paolo Nencioni

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