Proteste
Alberti: "Basta scaramucce, parliamo dei problemi veri"
Il presidente tira le orecchie ai consiglieri comunali e fa un bilancio dei primi sei mesi di mandato
PRATO. Il battibecco in aula ci può stare, da un banco all’altro. È normale, fa parte dell’eterna dialettica fra maggioranza e opposizione. «L’importante è avere come bussola i temi veri che riguardano la città». Lo ricorda Gabriele Alberti, presidente del consiglio comunale, quasi ad archiviare un ultimo scorcio del 2019 un po’ troppo “burrascoso” in aula quando c’è stato discutere, ad esempio, sul crocifisso da collocare negli edifici pubblici. Fine anno, tempo di bilanci anche per la presidenza dell’organo eletto dai cittadini. Con l’auspicio che nel 2020 «ogni consigliere s’impegni per alzare il tiro della discussione, nella legittimità del proprio ruolo».
Presidente, è soddisfatto di questi sei mesi di lavoro?
«Sì, sono stati mesi impegnativi ma gratificanti. C’è sempre da imparare e correggere i propri errori, in particolare nel mio ruolo. Alcuni mi fanno notare che sono troppo “morbido”, altri mi rimproverano di essere troppo intransigente».
Nelle ultime settimane i toni si sono accesi su temi di natura religiosa come crocifissi e presepi. Prato non è un caso isolato. A Grosseto il consiglio (maggioranza di centrodestra, ndr) ha approvato “l’obbligo di presepe”. Ha senso discuterne in aula?
«A mio avviso, no. Non è che la figura del consigliere non abbia il diritto e il dovere di proporre temi avulsi da una dimensione territoriale. Ma c’è bisogno di alzare il tiro della discussione. I pratesi hanno bisogno che si discuta dei problemi veri. Sono mesi di rodaggio per tutti e la metà dei consiglieri è alla prima esperienza».
Veniamo alla mozione sulla panchina Arcobaleno firmata da una parte della maggioranza e dai 5 Stelle. Secondo il suo ragionamento, qualcuno potrebbe obiettare che Prato ha altre priorità…
«Non potrei mai entrare nelle scelte del consiglio perché sarei di parte. Mi preme però sottolineare che i problemi di un solo cittadino rispetto a quelli di cento diventano di tutti. È il senso di una comunità. Se il consiglio decide di dare un segnale forte su temi come il rispetto delle diversità e i diritti civili, lo fa perché tali valori sono da sempre nel Dna di questo Comune».
Quale suggerimento si sente di dare ai consiglieri in vista del 2020?
«Siano capaci di condurre una discussione sì dura e appassionata, ma composta. Ogni giovedì la città ci guarda, non merita di assistere a episodi in cui ognuno la spara più grossa. Il ruolo dei consiglieri è ancora più importante sui territori da quando hanno abolito le Circoscrizioni».
Quali sono state le deliberazioni più importanti di questi mesi?
«Quelle che hanno dato seguito al lavoro sul piano operativo avviato nella scorsa legislatura. Il momento più importante è stata l’approvazione di questo strumento che inciderà profondamente sulle trasformazioni della città».
Come giudica l’operato della giunta?
«Esprimo un ottimo giudizio ma, come per il consiglio, serve anche lì un po’ di rodaggio. Occorre camminare insieme, per supportare l’esecutivo a portare a compimento il lavoro avviato nella precedente legislatura. Con un punto di riferimento: il sindaco».
Gli auspici per l’attività consiliare che si svolgerà nel 2020.
«Ci aspetta una bella discussione sulle grandi opere e sugli strumenti di applicazione del Piano operativo. Ma non dobbiamo mai dimenticare che c’è una parte di questa città con bisogni sociali che necessita del sostegno della politica. Una politica che non vada alla pancia ma che riesca e intercettare i bisogni della persone».
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