Sicurezza
La panchina arcobaleno non piace a tutti
Maggioranza divisa sulla mozione che impegna il sindaco di Prato a installare una panchina per sensibilizzare sui diritti di gay e lesbiche, l'ala cattolica frena
PRATO. In principio fu il crocifisso, poi venne la panchina Arcobaleno simbolo dei diritti delle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). C’è una nuova mozione potenzialmente “divisiva” che è stata firmata da 16 consiglieri comunali e depositata il 23 dicembre. Il testo impegna il sindaco e la giunta a istituire un tavolo permanente contro tutte le discriminazioni legate all’orientamento sessuale, partecipato dalle associazioni che si occupano di questi diritti. La panchina colorata è uno degli strumenti della campagna di sensibilizzazione contro l’omobitransfobia; si pensa anche a posizionare uno striscione Arcobaleno all’ingresso della Lazzerini, coinvolgendo infine commercianti e albergatori per attrarre clientela “sensibile”.
Ma non tutta la maggioranza di centrosinistra è d’accordo, specialmente l’ala più cattolica. Così, fra quei 16 firmatari mancano all’appello tre consiglieri del Pd (Paola Tassi, Giannetto Fanelli e Maurizio Calussi), uno della lista civica Biffoni (Giacomo Sbolgi) e un altro di Demos (Massimo Carlesi). Il primo firmatario è invece Marco Biagioni, segretario dei Giovani democratici. Non è strano: da settembre i Gd chiedevano l’installazione di una panchina e di uno striscione arcobaleno. La mozione porta la firma anche di Marco Sapia, Elena Bartolozzi, Monia Faltoni, Matilde Rosati, Martina Guerrini, Silvia Norcia, Claudia Longobardi, Lorenzo Tinagli e Antonio Nelson Facchi. A favore tre consiglieri della lista civica (Rosanna Sciumbata, Marco Wong e Teresa Lin), idem Enrico Romei della lista “Sport per Prato”. Firmano anche Silvia La Vita e Carmine Maioriello dei Cinque Stelle, che potrebbero fare da ago della bilancia per evitare una bocciatura dell’atto in consiglio: i numeri della maggioranza sono abbastanza risicati visto che la mozione ha avuto l’ok di 16 firmatari (la metà dei votanti).
È la pentastellata Silvia La Vita a rimarcare le divisioni interne alla maggioranza. «Sul tema dei diritti civili il Pd dovrebbe essere in prima linea, con coraggio e determinazione. E invece ancora una volta risulta timoroso e spaccato». Non c’entra necessariamente la provenienza dal mondo cattolico. «Condivido buona parte della mozione che mi lascia ancora perplessa in alcuni punti, per questo non l’ho firmata – spiega la consigliera Tassi – Cercherò di approfondire prima di arrivare al voto».
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