Il Tirreno

Prato

Biffoni: no all’aumento di tasse e tariffe. Resta il nodo delle opere incompiute

di Paolo Nencioni
Matteo Biffoni durante la conferenza stampa di fine anno (foto Batavia)
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Matteo Biffoni durante la conferenza stampa di fine anno (foto Batavia)

Il sindaco ottimista sullo sblocco dei cantieri per l’abbattimento del vecchio ospedale e per il sottopasso del Soccorso

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PRATO. L’abbattimento del vecchio ospedale per far posto al nuovo parco urbano; il sottopasso del Soccorso; la nuova palazzina dell’ospedale. Passano gli anni e si torna sempre lì, le grandi opere che faticano a decollare. E di cui è tornato a parlare ieri, 19 dicembre il sindaco Matteo Biffoni nella tradizionale conferenza stampa di fine anno per lo scambio di auguri e per un bilancio dei primi sei mesi di mandato.

«Questo è un paese lento» ha detto a un certo punto il sindaco. Pensava a tutti gli intoppi che sono capitati nella procedura per l’abbattimento dell’ex Misericordia e Dolce, ma anche alla novella dello stento del sottopasso al Soccorso. Due opere che dovevano essere il fiore all’occhiello del suo primo mandato e che si tenterà di completare nel secondo. Quella più avanti, ha detto il sindaco, è certamente il parco urbano, o meglio l’abbattimento del vecchio ospedale: «Il 20 febbraio il Consiglio di Stato ci dirà quale delle due aziende in lizza potrà fare i lavori, e noi siamo pronti a partire».

Ancora prima, a gennaio, dovrebbe essere pronto il progetto definitivo e la Valutazione di impatto ambientale per il sottopasso, progetto già finanziato. «Invieremo tutto al ministero - dice Biffoni - e i tempi di reazione dovrebbero essere di alcuni mesi prima di poter arrivare alla progettazione definitiva e alla gara europea». Quanto alla nuova palazzina dell’ospedale, non è diretta competenza del Comune, ma Biffoni ha ricordato che la Regione ha già stanziato 15 milioni. Sempre in tema di sanità, è stato citato il nuovo distretto socio-sanitario di San Paolo in via Toscanini, i cui lavori dovrebbero partire a primavera.

Nulla di nuovo invece sullo stadio Lungobisenzio, tolto al Prato e da allora inutilizzato. «Lo stadio? È in via Firenze - scherza Biffoni, per poi tornare serio - Dispiace a tutti che sia vuoto, ma nessuno ha un diritto divino per rivendicarne l’uso. Seguiremo rigorosamente tutte le procedure per l’assegnazione dell’impianto e se il bando andrà deserto ne faremo un altro».

Più complicata la questione delle piscine. Il 23 dicembre scade la gestione del Centro giovanile di formazione sportiva e il futuro è incerto. «Vedremo - dice Biffoni - ma non ci dimentichiamo che nel frattempo abbiamo stanziato oltre 4 milioni di euro per risistemare gli impianti, che dovranno essere chiusi a rotazione per consentire l’esecuzione dei lavori».

Tra le cose positive, rispondendo a una domanda Biffoni ha voluto citare il fatto che tasse e tariffe non aumenteranno. E anzi che negli ultimi due anni la Tari, cioè la tassa sui rifiuti, è scesa del 9% per le aziende e dell’8% per le famiglie. Altro dato positivo, la prevenzione anti-incendio nelle scuole. «Sui certificati prevenzione incendio negli impianti scolastici - ha detto Biffoni - Prato è certamente tra le città più avanti in Italia».

Inevitabile una domanda sulla nuova pista dell’aeroporto di Peretola, che tanti grattacapi ha dato a Biffoni negli anni scorsi. «Ormai siamo nei tribunali - dice il sindaco - e credo che sia sbagliato aver affidato alle decisioni della magistratura una questione che riguarda così tante persone a Prato e non solo. Noi abbiamo cercato di evitarlo e ricordo che tra le censure mosse dai primi pronunciamenti della magistratura ai sostenitori del progetto della nuova pista c’era proprio il mancato coinvolgimento degli enti locali tra cui il nostro».
Quanto ai rapporti con la comunità cinese, Biffoni ha ammesso che c’è un limite invalicabile. «Non ci stanchiamo di cercare interlocutori nella comunità - ha detto - ma credo che non ci sarà mai un interlocutore che rappresenti tutta la comunità orientale. Detto questo, qualcosa sta cambiando. Se andiamo a vedere i risultati dei controlli del Piano lavoro sicuro nel 2014 e li confrontiamo co nquelli del 2019 non c’è paragone».

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