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Figlio col ragazzino, avvocati all’attacco «Sesso consenziente anche sotto i 14 anni»
I difensori della trentenne accusata di aver avuto rapporti con un quattordicenne sollevano un’eccezione di costituzionalità
PRATO. “Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente”. Citano la Giulietta di Shakespeare gli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri nella memoria che hanno depositato ieri in Tribunale sollevando un’eccezione di legittimità costituzionale nel processo che vede imputata una operatrice socio-sanitaria di 31 anni con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzo che all’epoca non aveva ancora compiuto 14 anni, dal quale poi ha avuto anche un bambino.
L’eccezione si propone uno scopo che gli stessi legali definiscono “ambizioso”, e cioè di cambiare una norma secondo la quale i minori di 14 anni, e in certi casi di 16 anni, non possono prestare un consenso consapevole a rapporti sessuali con adulti, una norma che Alfano e Nistri giudicano «figlia di un’epoca passata e di considerazioni mediche, psicologiche e psicopedagogiche ormai superate».
«La data dello sviluppo psicofisico dei ragazzi, infatti – scrivono i due legali nella memoria – si è notevolmente abbassata e siamo passati, solo a titolo esemplificativo, da una media dei 16/17 anni per il primo menarca, ad una media dei 12 anni. Ciò è dovuto a cambiamenti alimentari e sociali drastici rispetto agli anni passati, che hanno portato ad una anticipazione dello sviluppo psicofisico dei nostri ragazzi i quali, attraverso un numero sempre più grande di programmi ed alla facile accessibilità di internet anche attraverso gli smartphone, raggiungono una consapevolezza del proprio fisico e della propria sessualità ben prima rispetto ai decenni passati». Per spiegare il riferimento a “Giulietta e Romeo”, Alfano e Nistri scrivono: «Non tutti sanno che ella, nell’opera, non aveva ancora compiuto 14 anni».
Nel processo in corso a Prato davanti al collegio presieduto da Daniela Migliorati, che vede imputato anche il marito della donna, accusato di essersi attribuito la paternità del bambino pur sapendo che non era suo, il fatto che il ragazzo non ancora quattordicenne non potesse dare, dal punto di vista giuridico, il consenso ai rapporti sessuali è il nocciolo della questione, su cui si basano anche l’accusa di violenza sessuale mossa nei confronti della donna.
I due difensori nella memoria citano uno studio della Società Americana di Pediatria, condotto da Marcia Herman-Giddens dell’Università del North Carolina su quattromila persone e pubblicato sulla rivista Pediatrics, nel quale si sostiene che «i bambini si incamminano sulla strada della pre-adolescenza attorno ai 10 anni, se sono bianchi o ispanici e attorno ai 9 se sono afroamericani. L’orologio dello sviluppo, infatti, tiene conto anche della genetica».
E ancora, una ricerca dell’endocrinologo fiorentino Roberto Salti dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze,nella quale si sostiene che «le scene di violenza e di sesso possono agire sui centri cerebrali che controllano il sistema ormonale e dare il via, in persone particolarmente predisposte, a quelle modificazioni ormonali che innescano la pubertà».
Dunque, secondo i difensori, è «del tutto anacronistica e slegata dal contesto storico-sociale, nonché scientifico, in cui si inscrive» la presunzione che il ragazzo non potesse coscientemente prestare il consenso ai rapporti sessuali. E che il consenso ci sia stato, dicono ancora gli avvocati, lo dice la stessa accusa quando parla dei messaggi sms intercorsi con l’imputata. Questo consenso potrebbe avere un valore ai fini della difesa solo se venisse cambiata la norma dell’articolo 609 quater del Codice penale, ed è per questo che è stata sollevata l’eccezione.
Secondo l’avvocato Alfano la mossa della difesa non è un’ammissione di colpevolezza: «Sarebbe più rischioso presentare quest’eccezione alla fine del dibattimento. La norma in questione risale al 1996. Era tutto un altro mondo».
Il Tribunale ha acquisito la memoria difensiva e ha rinviato al 14 gennaio per le repliche del pubblico ministero e della parte civile. I giudici dovranno valutare se l’eccezione è manifestamente infondata. Se così non fosse, trasmetteranno gli atti alla Corte Costituzionale e il processo potrebbe proseguire per il solo marito della trentenne. —
Paolo Nencioni
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