Il Tirreno

Prato

Bini: "Chi ha chiuso il BuzziLab non merita di stare a Prato"

di Maria Lardara
L'interno del laboratorio dell'Istituto Buzzi
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L'interno del laboratorio dell'Istituto Buzzi

Il presidente della Fondazione CariPrato attacca il preside Marinelli, ma critica anche la "timidezza" di Confindustria

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PRATO. La sua voce è quella di imprenditore tessile “libero”, uno di quelli che a suo tempo votò contro la fusione di Confindustria Prato con Lucca e Pistoia. Stavolta il mal di pancia è per come è stata gestita tutta la vicenda del BuzziLab. Come l’ha gestita Confindustria, come l’hanno gestita le istituzioni locali. Non ha peli sulla lingua Franco Bini, titolare del lanificio Lds-Lineaesse e presidente della Fondazione CariPrato, quando picchia duro contro il preside del Buzzi Alessandro Marinelli. Mercoledì pomeriggio, 12 dicembre, si è svolto il consiglio di sezione, quello dei produttori di tessuto associati a Confindustria Toscana Nord. E’ sotto gli occhi di tutti la parabola decadente del glorioso laboratorio del Buzzi ormai in procinto di trasformarsi in una Fondazione, comunque limitata nella sua operatività. Ormai i brand più grossi sono scappati. Anche il gruppo Kering (Gucci, Balenciaga, Bottega Veneta fra gli altri) avrebbe fatto le valigie.

«Non mi meraviglierei se partisse una class action per danno d’immagine alla città – confessa Bini - Che ne sarà del laboratorio senza la figura autorevole del professor Bartolini (direttore, ndr) che ci aiutava anche a far valere anche le nostre richieste come settore tessile sul piano internazionale?». Bini non le manda a dire al dirigente Marinelli arrivato da un liceo di Empoli: «Uno che chiude un’eccellenza internazionale due giorni dopo che è arrivato a Prato non merita di stare nella nostra città». Ma l’industriale non è morbido nemmeno con i “suoi” di Confindustria Toscana Nord che non avrebbe abbastanza battuto i pugni sul tavolo quando sarebbe stato il momento di salvare il Buzzilab. Fra l’altro i vertici si rinnoveranno a primavera e si vocifera che, dopo la presidenza del lucchese Grossi, potrebbe toccare stavolta a un pistoiese. «Si avverte un senso di sfilacciamento al nostro interno: i pratesi hanno bisogno di recuperare spazi di confronto. La verità è che il nostro sistema di rappresentanza è obsoleto – continua Bini - Abbiamo oggi una Confindustria regionale e due associazioni semiregionali. Perché non fare un’unica realtà per tutta la Toscana con le diverse articolazioni provinciali?»

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