Il Tirreno

Prato

No al crocifisso in consiglio comunale, si spacca la maggioranza

di Maria Lardara
I banchi dell'opposizione vuoti dopo il voto sul crocifisso
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I banchi dell'opposizione vuoti dopo il voto sul crocifisso

Il gruppo Pd ha votato contro la mozione della lista Biffoni che era appoggiata dall'opposizione

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PRATO. Questo crocifisso non s’ha da mettere. Né nel salone consiliare, né negli uffici pubblici, né nelle scuole. E così un Pd più compatto che mai ha bocciato ieri sia la mozione della lista civica Biffoni, sia la mozione Belgiorno (Fratelli d’Italia). Il risultato? Non solo si è spaccata la maggioranza visto che la mozione presentata dalla capogruppo Rosanna Sciumbata ha avuto il semaforo rosso del Pd ma anche la stessa lista civica si è frantumata al suo interno viste le astensioni di Marco Wong e Teresa Lin (favorevole Sbolgi). «Segno di democrazia e tolleranza verso idee diverse» rimarca Sciumbata. Ma ben due ore della seduta consiliare sono state dedicate alla discussione delle due mozioni pro crocifisso, l’una presentata da una forza di maggioranza (lista civica Biffoni) e l’altra da un partito dell’opposizione (Fdl). Due ore spese non per affrontare un problema della città, votare una variazione di bilancio o una variante urbanistica: motivo del contendere era un crocifisso. Alla fine la mozione Belgiorno sarà respinta con 20 voti contrari e 10 favorevoli: la bocciatura è arrivata anche dal gruppo Biffoni sindaco perché, per Sciumbata, «il Comune non può imporre il crocifisso nelle scuole».

L’opposizione invece ha dato il suo appoggio alla mozione di Sciumbata, eccezion fatta per il gruppo 5 Stelle che ha sventolato la bandiera delle istituzioni laiche. La mozione Sciumbata verrà comunque bocciata: 16 consiglieri (Pd, 5 Stelle e Sport per Prato) hanno fatto scattare il disco rosso, due si sono astenuti (Lin e Wong), a favore FdI, Lega, lista Spada e Garnier. Massimo Carlesi di Demos non ha partecipato alla votazione, polemizzando per un «dibattito fuori luogo visto che la croce diventa un simbolo da appendere». Perché una croce in quel salone? Per Belgiorno è un «fatto di coscienza». «Dov’è la coerenza? Quando fa comodo a voi invitate qui il vescovo…», ricorda il consigliere al Pd. E la capogruppo del Carroccio Patrizia Ovattoni si preoccupa delle scuole perché è lì che «i ragazzi devono rispettare i nostri simboli». Sui banchi dell’opposizione i toni si alzano. Il pentastellato Carmine Maioriello non le manda a dire ai leghisti. «Come fate a conciliare il valore della cristianità quando parlate tutti i giorni di rispedire a casa le vittime di guerra? ». Il dibattito scende al livello di attacchi personali tanto fa far intervenire il presidente Gabriele Alberti. «Mi costringete a sospendere la seduta. A quest’aula si porta rispetto». Croce o non croce.

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