Sicurezza
Bagno di folla per l'immortale D'Amore all'Omnia Center
L'attore diventato famoso per "Gomorra" ha presentato il suo primo film da regista: "Vanne bene i selfie, ma sono qui per parlare"
PRATO. Fan (soprattutto giovani) in delirio per Marco D’Amore, l’attore e ora pure regista che mercoledì sera, 11 dicembre, era alla multisala di Omnia center per presentare il suo primo film da regista, “L’immortale”, che, uscito nelle sale cinematografiche il 5 dicembre, è già record di incassi. L’artista campano diventato famoso per la serie “Gomorra” con il personaggio Ciro Di Marzio ha anche diretto due episodi della quarta stagione della serie televisiva per poi ora calarsi nel suo primo film da regista e dove interpreta pure il protagonista, lo stesso Ciro Di Marzio.
Sopravvissuto al colpo di pistola di Genny Savastano che poi lo gettò in mare, quel personaggio torna dal piccolo al grande schermo. Marco D’Amore al cinema di via delle Pleiadi è assalito dai fan che gli chiedono foto e vogliono salutare il loro mito. C’è un fiume di persone ad attenderlo nel corridoio che precede le due sale dove viene proiettata la pellicola. Marco D’Amore entra prima nella sala 10 fra gli applausi e fra chi gli si avvicina per scattarsi una foto. Ma lui dice che è bello farsi i selfie ma che è lì per parlare, per avere il contatto con le persone. Poi racconta de “L’immortale”.
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A salutare l’attore e regista anche il sindaco di Prato Matteo Biffoni. Prima però di presentare il film, l’artista si concede ai giornalisti. E inizia a raccontarsi. “Sono stato educato all’ambizione massima che è quella dell’incontro con il pubblico”, spiega guardando diritto negli occhi il cronista. Lui ha fatto tanto teatro e sa qual è l’importanza del pubblico. “La sala – afferma – è come andare in scena. Lasci il film nelle mani della gente, il pubblico diventa quindi il testimone al quale lasci la pellicola ed è il pubblico attraverso il racconto che parla di come è il film. 'L’immortale' è piaciuto non solo a chi ha seguito Gomorra ma anche per chi osteggiava la serie. Ammetto che non mi aspettavo un successo così”.
E se c’è chi sostiene che il cinema distrugge la tv e viceversa, Marco D’Amore si è trovato nel mezzo. “Ho cercato un modo per dialogare – dice – e ho voluto costruire un percorso cinematografico ma anche indipendente. Com’è lavorare da regista? Sei da solo con la responsabilità del linguaggio oltre a fare i conti con la mia natura”. Marco D’Amore è un nipote d’arte. Suo nonno ha fatto l’attore. “Di professione faceva l’impiegato della Sip – racconta Marco D’Amore con gli occhi che brillano quando parla di lui – E’ stato l’essere più affascinante della mia infanzia. Un vero mito. Portava i baffi all’Umberto, aveva un garbo e una gentilezza unica. Ha recitato anche con Nino Taranto, era rapito dall’amore per il teatro e sicuramente l’ha trasmesso pure a me”. L’attore e regista de “L’immortale” conosce bene Prato dove era ospite mercoledì sera: “Ci ho vissuto un paio di mesi – ricorda - Era il 2008 e feci una produzione del Metastasio, 'Santa Giovanna dei Macelli'. Poi sono tornato in tournée con altri spettacoli in teatro”.
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