Stele contesa, il Tribunale dà ragione alla Turchia
Il prezioso reperto fu acquistato da un collezionista pratese nel 1994 e prima, secondo i carabinieri, era finito nelle mani di un contrabbandiere legato ai "Lupi grigi". Presto tornerà ad Ankara
PRATO. Dopo un contenzioso durato un quarto di secolo, la Corte d’appello di Firenze ha stabilito che una preziosa stele risalente al III secolo dopo Cristo appartiene alla Turchia e ai turchi deve essere restituita. In cambio un collezionista pratese riceverà un indennizzo di 23.000 euro.
La storia inizia nel marzo 1994, quando il collezionista, già titolare di un negozio di animali a Pratilia, acquistò alla mostra antiquaria di Arezzo, per 9 milioni e mezzo di lire, la stele di marmo, descritta come di arte romana con iscrizioni in lingua greca. Nel 1995 però i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Firenze bussarono alla sua porta e lo informarono che il reperto risultava rubato e se lo portarono via. Da quel giorno la stele è rimasta in un magazzino di via Romana a Firenze ed è diventato l’oggetto del contendere tra il collezionista, che rivendicava la sua buona fede, e i turchi, che si sono affidati all’avvocato Luca Brachi per recuperare un bene ritenuto di loro proprietà.
E non un reperto qualsiasi, ma una delle prove che in certe zone dell’Anatolia nel terzo secolo dopo Cristo ancora si praticava il culto di Apollo. La stele infatti sarebbe stata portata via, non si sa quando, dal tempio di Apollon Axyros nei pressi dei paesi di Saraycik e Gokveliler, nella provincia di Demirci. Secondo i carabinieri, che indagarono il collezionista pratese per ricettazione, la stele sarebbe stata battuta all’asta in Inghilterra da Sotheby’s, poi sarebbe arrivata a Monaco di Baviera tramite un contrabbandiere ritenuto legato al gruppo terroristico dei “Lupi grigi” e infine in Svizzera alla Numismatic Ancient Art Gallery. Ultima fermata l’Italia, prima ad Arezzo e poi a Prato, dove è rimasta solo un anno.
Il procedimento penale cadde in prescrizione già nel 2006 ma il gip ordinò la confisca della stele. E così è iniziato un procedimento civile nel quale la Turchia ha insistito per la restituzione del reperto. Causa civile che in primo grado, nel 2012, davanti al Tribunale di Prato, ha dato ragione al collezionista assistito dall’avvocato Lorenzo Baldassini, disponendo la restituzione della stele, alla quale si è opposto con successo l’avvocato Brachi. La stele dunque è rimasta nel magazzino dei carabinieri, a Firenze, nonostante una nuova richiesta di restituzione, fino ai giorni scorsi, quando finalmente è arrivata la sentenza di appello civile, che nella sostanza ha ribaltato il giudizio di primo grado stabilendo che la stele effettivamente è di proprietà della repubblica turca e dovrà essere restituita, mentre al collezionista pratese è stata riconosciuta la buona fede e il diritto a un indennizzo di 23.000 euro, in base alla Convenzione di Parigi. Fatti due conti, il collezionista non ci ha rimesso, avendo acquistato il reperto per 9 milioni e mezzo di lire con la prospettiva di incassare 23.000 euro (se la Turchia pagherà). Ma la stele vale molto di più: una perizia la valuta 70.000 euro, un’altra addirittura alcuni milioni.
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