Sicurezza
La rifinizione chiude e manda a casa 10 operai
Macchine ferme dall’inizio del mese alla Byron di via dell’Industria. Il titolare: «Ordini in calo, meglio staccare la spina»
montemurlo. «E se la chiamassimo come il poeta? ». Affare fatto. Tutti i soci della rifinizione erano d’accordo. Avrebbero voluto chiamarla come il Barone, quello della storica villa di Bagnolo che guarda verso il loro capannone. Fra Barone e Byron, del resto, c’è una certa assonanza. Erano gli inizi del nuovo millennio, c’erano migliaia di pezze da rifinire. Quel giorno Valerio Scartoni, amministratore unico della rifinizione Byron, se lo ricorda come fosse ieri. Quasi vent’anni dopo, le macchine nello stabilimento di via dell’Industria sono ferme. Spente dagli inizi di novembre, quando dieci operai hanno ricevuto la lettera di licenziamento. C’è chi è andato con quella in mano a bussare alla porta dei patronati per chiedere il sussidio di disoccupazione, c’è chi ha fatto dei colloqui per ricollocarsi.
«È stata una decisione sofferta e consapevole dovuta al pesante calo di lavoro che abbiamo subito nell’ultimo semestre del 2019, circa del 30% – spiega Scartoni – Anziché continuare a tenere aperta l’azienda e magari “fare danni”, abbiamo cessato l’attività produttiva. La rifinizione non è ancora in liquidazione, la metteremo nei primi mesi del 2020».
La Byron è la costola più piccola e recente del gruppo Orchidea di cui fa parte: il 97% del capitale sociale è detenuto infatti dall’azienda Orchidea Finissaggio Tessuti che, con i suoi quasi quarant’anni di storia, è specializzata soprattutto nella rifinitura di tessuti pregiati per l’arredamento. Due lavorazioni a pochi metri di distanza (l’Orchidea è in via Parugiano di sotto), un solo gruppo nel ramo della nobilitazione. Proprio nell’Orchidea Finissaggio Tessuti confluirà una parte della lavorazione della Byron che servirà ad ampliare il reparto di rifinizione della ditta principale. «Questo significa che c’è la possibilità di riprendere tre o quattro lavoratori», rassicura Scartoni. Di certo quando alza bandiera bianca una rifinizione, si ferisce al cuore il distretto. Lavorazioni che da sempre sono un orgoglio tutto pratese per la capacità di trasformare stoffe grezze in pregiati tessuti con una mano unica. Ma il distretto arranca in quest’ultimo scorcio del 2019, mettendo in ginocchio soprattutto il ciclo di nobilitazione. «Questa seconda metà dell’anno è tragica e le previsioni sono negative per i prossimi mesi. Dispiace trovarsi in questa situazione ma, per certe scelte, bisogna avere la forza e la velocità di compierle: se si aspetta troppo si rischia di chiudere male facendo danni, anche per i lavoratori. Per questo abbiamo voluto liquidare tutti regolarmente». Trattandosi di un’azienda sotto i 15 dipendenti, non trovano applicazione le procedure di licenziamento collettivo con consultazione sindacale. Per questo motivo, l’unico paracadute è dato dall’indennità di disoccupazione (Naspi). Il timore è che la rifinizione Byron non sia l’ultima a gettare la spugna. «Altri chiuderanno, saranno costretti. La verità è che diversi tentano di stare a galla per non chiudere. Perché chiudere un’azienda costa tanto». Certo, mai dire mai. Ci vorrebbe un miracolo. «Se uno mi si presenta con cinquemila pezze da fare, tiro su l’interruttore e riparto. Ma – ammette Scartoni – sarà molto difficile». —
Maria Lardara
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