Sicurezza
La Stamperia cinese divide i galcianesi
Quasi 130 residenti hanno fatto domanda di assunzione ma altri raccolgono le firme: "Non la vogliamo, inquina ed è vicina all’ospedale"
PRATO. Più di un annuncio sul sito del Centro per l’impiego o di un’agenzia interinale, può fare talvolta uno striscione. Un cartello rosso che fino a pochi giorni fa sventolava in via Ugo Foscolo, quasi a contrastare con il cielo grigio di novembre. La stamperia Dgtex in procinto di aprire a Galciana l’aveva appeso alle finestre del capannone in ristrutturazione, come anticipato il 5 novembre sul nostro inserto Cercalavoro. «L’abbiamo tolto perché abbiamo ricevuto quasi ben 130 curricula in così poco tempo. Ma le figure che rientrano nei requisiti giusti sono solo sette.
Quindi la ricerca è ancora aperta, soprattutto per alcuni profili». Quella che si sente dall’altra parte della cornetta è una voce femminile, la persona che si occuperà delle selezioni alla Dgtex, la stamperia con quartier generale a San Giusto che aprirà una seconda sede a Galciana. Nell’immobile a due passi dall’ospedale Santo Stefano i lavori sono in corso mentre i colloqui inizieranno a dicembre. Un piccolo esercito di aspiranti fuochisti, grafici, operai alle macchine stampa che vorrebbe lavorare per la nuova attività che, agli inizi di 2020, risorgerà dalle ceneri della vecchia rifinizione Ri-fi. E sono tutti italiani perché, come specificava lo striscione, «si dà precedenza ai residenti in zona».
Nulla di strano. A Prato la maggior parte delle stamperie a conduzione cinese dà lavoro agli italiani e, nel caso specifico, la Dgtex dell’imprenditrice Jessica Zheng ha bisogno di strutturarsi con un organico di trenta persone. In società anche Tonglian Wang, già titolare della stamperia Unistampa di via Albano Laziale. Ma il paese di Galciana non ci sta. Nonostante le rassicurazioni della stamperia sul fatto che, impiegando macchine digitali, l’impatto delle emissioni sarebbe più contenuto, un gruppo di residenti ha lanciato una petizione per bloccare l’apertura. Perché la nuova attività spunterà in mezzo alle case e palazzi affacciandosi su una strada stretta che è poi quella che conduce all’ospedale, già appesantita dal traffico pesante.
«Chiediamo lo spostamento dell’attività in una zona industriale», auspica Lucia Cappellini, fra i promotori della petizione. I fogli per la raccolta firme sono disponibili alla pizzeria Pizza e fichi (via sulla Vella 28) e Xandra Moda (via Alfani 3). La questione è delicata: da una parte i residenti rivendicano la tutela del diritto alla salute, dall’altra chiedono di poter lavorare visto che la fame di impiego nel tessile è tanta. «Si parla di aprire una stamperia accanto all’ospedale, l’attenzione è massima da parte dell’amministrazione – sottolinea Valerio Barberis, assessore all'urbanistica – Sappiamo che l’attività deve avere ancora l’autorizzazione ambientale regionale».
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