Sicurezza
Il terzetto che voleva comprare la Lucchese e poi scomparve
PRATO. Il fantomatico Josef Ferrando, 39 anni, l’imprenditore lucchese residente a Borgo a Buggiano, salito alla ribalta delle cronache lo scorso giugno come possibile acquirente della fallenda As Lucchese Libertas 1905 è tra le 17 persone arrestate ieri dalla Finanza.
E tra gli oltre 35 indagati ci sono altre due vecchie conoscenze della Lucchese calcio: il consulente fiscale, commercialista-ex guardalinee di serie A Enrico Ceniccola, 57 anni, romano, giunto nella sede della Lucchese a fine dicembre 2018 e che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di consulente di mercato, se non fosse stato contestato dalla tifoseria e cacciato in malo modo e il presidente che aveva acquistato alla modica cifra di «un euro» il club rossonero da Città Digitali del patron Arnaldo Moriconi: Aldo Castelli, 61 anni, piccolo imprenditore romano, dalla vaga somiglianza al giornalista Gianni Minà o all’attore Enrico Beruschi e che nell’inchiesta delle fiamme gialle risulta amministratore e socio della Spectrum Design sro. Ceniccola, stando all’accusa, era per dirla alla Totò «il fiscalone» (dal film I Tartassati, 1959): il consulente del sodalizio curava la contabilità delle società romane, compilava i bilanci e le dichiarazioni Iva, cercava rapporti con le banche per ottenere finanziamenti e liquidità e reclutava prestanome per le aziende fantasma. Castelli invece collaborava con i promotori del sodalizio criminoso in veste di semplice prestanome remunerato in commisurazione del rischio che si assumeva. Il terzetto Ferrando-Ceniccola-Castelli esce prepotentemente allo scoperto il 12 giugno, tre giorni dopo la conquista della salvezza sul campo della Lucchese. C’è da iscrivere la squadra entro il 24 giugno alla serie C e i debiti sono ingenti, forse superiore ai 2 milioni. Ma ecco che spunta fuori Josef Ferrando pronto ad accollarsi le quote della Lucchese e a coprire i debiti. Il Tirreno è molto scettico, anzi non crede affatto alla bontà dell’operazione. Ma le credenziali le fornisce proprio Ceniccola – guardialinee coinvolto e poi assolto in Calciopoli e molto vicino al potente dg della Juventus, Luciano Moggi – in una delle interviste rilasciate al nostro quotidiano: «Siamo fiduciosi, conosco la solidità dell’imprenditore». Sarà un caso, ma le società dell’imprenditore di materie plastiche Josef Ferrando sono la «Dena Plastic srl» , che ha sede in via Arborea a Roma nello studio di Ceniccola, l’Aurora Boreale srl e la «Kemy Plast srl» con sede al numero 31 di via Roma a Bollate (Milano). Emerge subito una duplice incongruenza: a quel numero civico c’è il negozio di coiffeur Lory Style e lì accanto c’è una tabaccheria. Non solo, gli utenti di via Roma non conoscono la società di materie plastiche. Il giorno dopo il legale dell’operazione e di Ferrando telefona minacciando querele e sostenendo che google maps «non è da prendere in considerazione». Morale? Il 24 giugno nessuno versa un euro. Ferrando scompare com’era apparso e la Lucchese non s’iscrive in C. —
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