Sicurezza
Frode sulla plastica per evadere l'Iva: 17 arresti. Il meccanismo scoperto e gli uomini-chiave
In carcere un imprenditore di Vaiano, ritenuto la mente dell'organizzazione, ai domiciliari uno di Buggiano che voleva comprare la Lucchese. False fatture per oltre 200 milioni di euro. Arresti anche a Livorno e a Pistoia
PRATO. Ammontano a circa 200 milioni di euro le fatture per operazioni inesistenti scoperte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Prato nell'ambito di un'inchiesta che ha portato all'emissione di 17 ordinanze di custodia cautelare. L'inchiesta è condotta dal sostituto procuratore Laura Canovai e dal procuratore Giuseppe Nicolosi, che ne hanno illustrato i particolari nel corso di una conferenza stampa in Procura.
Si tratta sostanzialmente di una "frode carosello", un collaudato sistema di scambi di beni tra diverse società allo scopo di evadere le tasse. In questo sistema alcune delle società coinvolte nella truffa si accollano i debiti Iva verso l'erario e poi non pagano.
La colossale frode, secondo gli inquirenti, è stata ideata dal pratese Mirko Bellucci, 43 anni, originario di Vaiano, l'unico a finire in carcere con le accuse di associazione per delinquere, dichiarazioni fraudolente, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento Iva e indebita compensazione. L'hanno chiamata operazione Gagaro perché questo era il termine col quale gli indagati si chiamavano tra loro, gagari, forse derivante dal termine francese gagà. Facevano la bella vita, insomma, ed erano convinti di poter continuare per un bel pezzo.
Al centro di tutto c'è il commercio di ingenti quantità di polimeri, granuli ricavati dal petrolio che servono per la produzione della plastica, che venivano acquistati da società con sede in Slovenia e nella Repubblica Ceca, ma facenti sempre capo agli italiani, e poi fatti transitare da società "cartiere" e società "filtro" prima di essere venduti in Italia a prezzi stracciati (grazie al mancato pagamento dell'Iva). In certi casi la merce restava nei magazzini, la vendita era simulata e serviva soltanto a costituire un illecito credito Iva.
Tra coloro che sono finiti agli arresti domiciliari c'è anche il trentanovenne Josef Ferrando, originario di Lucca e residente a Borgo a Buggiano, imprenditore nel settore delle materie plastiche, che la scorsa estate è salito agli onori delle cronache quando sembrava intenzionato ad acquistare la Lucchese.
Detto di Mirko Bellucci in carcere, tra gli indagati finiti agli arresti domiciliari si contano 9 uomini e 7 donne, sei residenti in provincia di Prato, tre a Livorno, tre a Pistoia, due a Milano e uno ad Alessandria.
Le indagini della guardia di finanza sulla frode sono iniziate praticamente in contemporanea tre anni fa a Livorno e a Prato, dopo la scoperta di una società con sede a Prato che nel giro di un anno aveva realizzato dal nulla un fatturato di quasi 20 milioni di euro, omettendo di versarne 4,3 di Iva. Un'altra start up di Livorno, invece, era riuscita a vendere polimeri per oltre 25 milioni di euro in meno di tre anni. Complessivamente la Finanza ha trovato fatture per operazioni inesistenti pari a oltre 200 milioni di euro, con un'evasione Iva di circa 40 milioni e omessi versamenti d'imposta per oltre 20 milioni. Numeri che, ha avvertito il colonnello Massimo Licciardello, comandante provinciale delle Fiamme gialle a Prato, sembrano destinati a salire con l'esame della documentazione sequestrata. Intanto il giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti ha disposto il sequestro preventivo ai fini della confisca di beni per oltre 26 milioni di euro nei confronti di cinque delle società coinvolte nell'inchiesta.
Gli indagati sono in tutto 39 e tra questi figurano, a piede libero, anche alcuni professionisti di Prato, di Livorno e di Roma che avrebbero aiutato Bellucci e i suoi collaboratori a evadere le tasse. I prestanome, hanno spiegato gli investigatori, ricevevano compensi compresi tra i 500 e i 3.000 euro al mese.
L'ELENCO DEGLI ARRESTATI
In carcere è finito Mirko Bellucci di Vaiano; ai domiciliari Cristina Beneforti di Pistoia, Josef Ferrando di Buggiano, Cristian Migliore di Alessandria, Elena Frediani di Vaiano, Stefano Nardi di Prato, Andrea Romani di Montecatini, Devil Bellucci di Prato, Erika Nannini di Prato, Mario Bellucci di Vaiano, Antonio Zizzamia di Prato, Federica Cirinei di Livorno, Renzo Cirinei di Livorno, Benedetta Cama di Livorno, Raffaello Paolo Fabiano di Bollate (Mi), Roberto Rafanelli di Prato, Luca Fabiano di Novate Milanese (Mi). Complessivamente gli indagati sono 39. Tra di loro, a piede libero, ci sono anche cinque consulenti fiscali e amministrativi accusati di aver curato la contabilità delle società coinvolte conoscendone "gli scopi e le finalità".
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