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«Lavoratori sfruttati, una sentenza non basta Rimuovere gli ostacoli»
prato. La condanna di due confezionisti cinesi in base all’articolo 603 bis del Codice penale, quello che punisce il caporalato ma anche lo sfruttamento dei lavoratori, tra le prime in Italia di questo genere, continua a suscitare reazioni.
«Con questa sentenza - si legge in una nota della segreteria della Camera del lavoro Cgil - si sancisce ciò che come Cgil e come categorie interessate sosteniamo da tempo: il nuovo articolo 603 bis può essere applicato per combattere lo sfruttamento subito giornalmente da migliaia di lavoratori sul nostro territorio. Le leggi ci sono e devono essere applicate, anche se ciò é necessario ma non sufficiente per contrastare massicciamente il fenomeno dello sfruttamento. Occorre infatti che lo Stato, in tutte le sue articolazioni, attui le politiche necessarie a rimuovere tutti gli ostacoli, di qualsiasi natura, che non consentono a molti lavoratori e lavoratrici di far emergere le proprie condizioni di sfruttamento. Il fatto che su 21 lavoratori sfruttati soltanto uno abbia collaborato dimostra infatti che gli strumenti di tutela non sono assolutamente sufficienti, e che bisogna lavorare per dare a chi denuncia continuità lavorativa e garanzie per il futuro. Non sono infatti isolati i casi di minacce ricevute dai lavoratori che, esasperati dalle condizioni di lavoro, decidono di trovare il coraggio di denunciare la propria condizione di sfruttamento».
Un plauso alla Procura arriva anche dal deputato Giorgio Silli (Cambiamo), che elogia il lavoro della magistratura e il primato «di una sentenza che fa scuola».
«La sentenza di primo grado emessa lunedì in Tribunale a Prato - scrive Silli - è la prima in Italia che stabilisce che quel reato è stato commesso. Mi auguro che possa aprire una breccia nelle coscienze di chi delinque: nel nostro distretto industriale non è più tollerabile la presenza di aziende che mettono in atto una concorrenza sleale, per giunta sulla pelle dei lavoratori». —
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