Sicurezza
«Quando visiterà la mensa scolastica si ricordi di noi»
PRATO. Le addette mensa della Filcams Prato hanno inviato una lettera aperta all’assessore Ilaria Santi dopo la visita nei locali della Camst (mense scolastiche).
«Cara assessora, abbiamo apprezzato che lei abbia voluto conoscere come vengono prodotti i pasti che i nostri bambini mangiano a scuola e ci piace vederla seduta nelle classi o nei refettori delle nostre scuole a condividere il pasto con gli alunni ma altrettanto ci piacerebbe che durante le sue visite chiedesse anche a noi come va il servizio, così come ci piacerebbe che chiedesse come funziona la distribuzione di 11. 000 pasti o anche come stiamo nel nostro posto di lavoro.
Noi siamo le lavoratrici che indossano tutti i giorni camice, grembiule e cuffietta, siamo coloro che controllano le diete speciali, le diete religiose, le diete per ragioni etiche, che verificano che le porzioni siano nel numero giusto, che le temperature siano conformi, insomma che tutto sia a posto! Siamo le addette mensa che sporzionano i pasti ai bambini ogni giorno scolastico, li sporzioniamo nei refettori e non di rado nelle classi facendo slalom tra zainetti e bimbi che corrono a lavarsi le manine, siamo li con i nostri strumenti, carrelli, mestoli e teglie, per fare mangiare i nostri bimbi. Tutto questo lo facciamo in poco tempo, 1 ora e mezzo, 2, massimo 3 ore al giorno e portiamo a casa buste paga che vanno dai 150 ai 500 euro per le più fortunate, un lavoro che la stragrande maggioranza di noi svolge per la necessità di provare a far quadrare i conti familiari e per alcune di noi sono l’unica fonte di reddito. Ma noi lavoriamo in appalto! Abbiamo una condizione lavorativa precaria perché gli appalti scadono e perché le ore di lavoro sono poche ma le mansioni, gli oneri e le garanzie richieste a noi, che siamo l’ultimo anello della catena, sono sempre in crescendo. Ecco, gentile assessora, quando viene a visitare la mensa ce lo chieda anche a noi come stiamo in quella scuola, come ci sentiamo a lavorare ma soprattutto ci difenda nel costruire le gare di appalto perché dalle istituzioni ci aspettiamo che difenda le persone più deboli. Noi vogliamo sentirci forti anche nella nostra precarietà. In un mondo di immagini e comunicazione, noi l’aspettiamo per farci un selfie insieme. Siamo donne in carne ed ossa e ci siamo tutti i giorni». —
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