Gioco
L’infelicità delle famiglie borghesi nel nuovo libro di Sandro Veronesi
Doppia presentazione per “Il colibrì” al Parco Prato e nella parrocchia di San Paolo a Stagnana: «Ma la mia era una famiglia felice»
PRATO. C’è lui, lo scrittore Sandro Veronesi. Davanti ha il pubblico che lo ascolta attento. L’autore parla della sua ultima fatica letteraria, uscita in libreria da pochi giorni. Si intitola “Il colibrì” ed è proprio il disegno di quello che è l’uccello più piccolo al mondo che campeggia sullo sfondo giallo della copertina. Ma il protagonista non è un volatile bensì una persona che viene chiamata con questo appellativo. Veronesi, giovedì scorso, ha fatto due presentazioni del romanzo nella sua città: la prima a Parco Prato presso la Bibliocoop che da poco ha inaugurato i nuovi spazi rinnovati per accogliere al meglio i soci. L’incontro è stato condotto da Lorenzo Barcucci coordinatore di zona Unicoop Firenze e da Cecilia Morandi dell’ufficio comunicazione di Unicoop Firenze. L’altra presentazione c’è stata in serata alla parrocchia di San Paolo a Stagnana, dove Veronesi è stato ospite di don Jean Jacques Ilunga, nella conversazione con Mario Desiati. “Un amico”. Così Sandro Veronesi si riferisce parlando del sacerdote che poi lo definisce intellettuale finissimo, teologo e scrittore. . Il nuovo libro di Veronesi parla della vita di Marco Carrera, il Colibrì. Un uomo resiliente. Ne parla da quando era ragazzo fino a quando muore. «Ma – sorride Veronesi – visto che è mio coetaneo l’ho fatto morire in futuro». Carrera spende la sua energia per stare fermo, proprio come fa un colibrì con il suo incessante battere di ali che può arrivare fino ad 80 battiti al secondo e che lo fa rimanere come immobile a mezz’aria. «Da bambino Marco non cresceva – racconta l’autore del libro – e così la madre inizia a chiamarlo Colibrì. Poi crescerà di colpo». Veronesi legge anche un passo del libro. E legge la lettera d’amore che Marco Carrera scrive a Luisa. Il loro è sicuramente un amore strano, vivono lontani e quando si avvicinano dopo anni le cose non funzionano e riprendono, dunque, le distanze. È un romanzo dove lo scrittore racconta il dolore.«Il libro – aggiunge Sandro Veronesi – l’ho ambientato a Firenze. Avrei potuto scegliere Prato ma nei confronti di questa città ho come un senso di pudore. Mentre di Firenze non sono così intimo. C’era comunque bisogno di una città piccola e con una borghesia illuminata e non interessata solo ai quattrini. Anche la mia – aggiunge lo scrittore – era una famiglia borghese. Ma la mia era una famiglia felice, quella di Marco Carrera invece è infelice. In fondo nel libro racconto questo, l’infelicità delle famiglie borghesi». Nella nuova fatica letteraria di Veronesi (edizioni’La nave di Teseo’) si parla anche di un “Innominabile”, un personaggio che ha la nomea di portare sfortuna. «Proprio per questo – spiega l’autore – viene chiamato Innominabile. Marco Carrera è suo amico ma anche lui lo tradirà, innocentemente ma lo farà. E questo costringe l’Innominabile a sparire». —
Azelio Biagioni
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