Il Tirreno

Prato

storia e arte 

Dentro la fabbrica Lucchesi cultura, tessile e passione

Alessandro Formichella
La visita alla fabbrica Lucchesi in occasione della giornata Fai Toscana (foto Batavia)
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La visita alla fabbrica Lucchesi in occasione della giornata Fai Toscana (foto Batavia)

Prato, nel secondo appuntamento del Fai Toscana novecento persone hanno visitato i nuovi spazi restaurati all’interno del fabbricato addossato alla cinta muraria

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PRATO. Appoggiata sulla cinta muraria di Prato e con la quinta porta della città fra le sale interne e lo show room, lì in quella che oggi è via Carradori. Un patrimonio tutto pratese quello della fabbrica Lucchesi, giunto alla quarta generazione di imprenditori del tessile di alta qualità, che il Fai (Fondo Ambiente italiano) ha voluto riaprire al pubblico, con il consenso e la collaborazione degli stessi fratelli Lucchesi, per far conoscere a chiunque «la straordinaria cultura del tessile e della città, poggiata sulle mura e sulla passione per i tessuti». Qui c’è tutto. Ci sono le mura del Basso Medioevo erette proprio per difendere la città, centro del commercio delle lane, c’è la storia dell’ingegno e dell’operosità di Prato, dai baschi che si producevano nel primo Novecento alle tante firme dei grandi stilisti che oggi passano da qui per i loro tessuti. 

«Qui c’è l’orgoglio pratese» ha detto un visitatore uscendo dal tour dentro la ex fabbrica, oggi un “quartier generale” dei rapporti con i clienti, ma ben combinato con arte e cultura. Dentro quadri importanti del Novecento, elenchi, archivi dei tessuti prodotti in oltre cento anni di lavoro, bilanci, rapporti con i committenti, in uno scenario emozionante per completezza e bellezza. «Dopo aver proposto l’11 e il 12 ottobre scorsi la giornata del Fai nella fabbrica Lucchesi, abbiamo chiesto di replicarla oggi" dice Rosita Balestri, vicepresidente del Fai Toscana. Replicare l'evento delle "giornate d'autunno" ed è stato di nuovo un successo. Alle 17 di domenica 27 già novecento persone, in gruppi di 25, avevano visitato la fabbrica Lucchesi, uno dei simboli della città che attraverso l’archeologia industriale sta ricercando la sua armonia artistica. «Prato ha questo, un carattere prettamente industriale fin dal Medioevo, l’arte è da ricercare, quindi, in questo percorso che manifesta attrazione e interesse e fonde assieme molte cose», continua la vicepresidente toscana. Visitatori da tutta la Toscana e anche da oltre regione hanno affollato la giornata d’autunno, al mattino alle nove c’erano già sessanta persone in attesa di entrare. L’11 e il 12 ottobre scorso il Fai gruppo di Prato ha associato addirittura 184 nuovi affiliati, ieri un’altra ventina.

A far da guida all’interno della fabbrica, che oggi è un raffinato salotto dell’azienda Lucchesi, c’è stato per tutta la mattina Emanuele Lucchesi, 47 anni, uno dei tre fratelli ancora alla guida della società. Appassionato cultore non solo della propria famiglia, ma della storia della città.

«Dal tessuto passa la nostra cultura, non solo pratese, ma italiana – dice Emanuele Lucchesi – un’identità forte seppur da vivere sempre con umiltà. Tutta la parte della mura della città che vediamo qui dentro sono state restaurate, come anche la quinta porta della città che qui è visibile. Credo che sia un patrimonio importante» continua Lucchesi «da far vedere a chiunque ne sia interessato». «Un connubio di questa portata, fra la bellezza di un tratto della cinta muraria medievale e i tessuti potrebbe essere un'opportunità per il Museo del Tessuto, integrandolo nelle visite del Museo», dicono Rosita Balestri e Paolo Gori del Fai. Archeologia industriale e impresa è “ Il "filo" che lega tutto questo nella la storia di Prato, che è soprattutto storia economica.

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