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Prato

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Il feroce cinismo della “Madre Courage”

Azelio Biagioni
Il feroce cinismo della “Madre Courage”

Maria Paiato è la protagonista dello spettacolo che va in scena da stasera a domenica al Teatro Metastasio

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PRATO. «Una donna non tenera. A lei non appartiene l’emotività». A parlare è Maria Paiato riferendosi ad Anna Fierling, il personaggio protagonista di “Madre Courage e i suoi figli” che l’attrice interpreta e porta in scena al Metastasio da oggi fino a domenica 27 ottobre. Si tratta dell’apertura della stagione del Met ed è la prima delle 16 nuove produzioni. L’artista, che vanta una lunga carriera, racconta del personaggio, non facile, che interpreta sotto la regia di Paolo Coletta. “Madre Courage e i suoi figli” è uno dei capolavori di Bertolt Brecht che racconta di questa donna che durante la guerra dei Trent’anni (siamo nel 1600) vende viveri ai soldati, gli unici in grado di poterli comprare. Moriranno i suoi figli, ma lei non dà più di tanto peso a queste perdite e continua il suo commercio. Lei vive “grazie” alla guerra che però gli strappa quelli che per una mamma sono gli affetti più cari: i figli. Anna Fierling è una piccola capitalista ma che viene schiacciata dai grandi capitalisti. Un’identità femminile particolare quella di Anna Fierling. Nemmeno la morte dei figli sembra scuoterla più di tanto. È così? «Sì, il suo scopo è il commercio. Che riesce a fare attraverso la guerra. E le guerre, tra l’altro, quasi sempre sono fatte per i soldi. La protagonista si approfitta della situazione e pensa ai soldi. Ha un aspetto quasi animalesco, muoiono i suoi figli ma lei non piange la loro morte. Ho fatto fatica all’inizio a calarmi in questo personaggio, mi ha messo in crisi per il prevalere del suo aspetto feroce. C’è però un punto dove si sottolinea quella che può dirsi un po’di partecipazione da parte della donna». In questo testo, l’autore critica la prima guerra mondiale? «Il testo è stato scritto tra il 1938 e il 1939 e ambientato per la prima volta nel 1941. Da uomo di cultura, Bertolt Brecht, sapeva benissimo come sarebbero andate a finire le cose. Si tratta sicuramente di un capolavoro che si presta a tante letture possibili. Il regista Paolo Coletta ha voluto dare un occhio alla parte ironica. Il ritmo che gli viene dato è dinamico e il tutto viene letto da un punto di vista tragicamente giocoso. Al pubblico piace anche se è scosso. Ma si diverte». Signora Paiato, qual è il suo rapporto con Prato? «Ho dei ricordi belli legati alla città. Al Fabbricone, ad esempio, anni fa sono stata diretta da Luca Ronconi. Prato, inoltre, ha una dimensione umana e ha tutto: dal cinema ai teatri. Per me è una grande responsabilità aprire la stagione del Metastasio in questo teatro bellissimo che ha contribuito allo spettacolo che porterò in scena». –

Azelio Biagioni

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