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Quattro mesi per stabilire se l’imputata è sana di mente

Quattro mesi per stabilire se l’imputata è sana di mente

È entrato nel vivo il processo alla donna accusata di violenza sessuale sul ragazzino da cui poi ha avuto un figlio. Affidato l’incarico a uno psichiatra

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prato. Il professor Renato Ariatti, docente di psichiatria forense all’Università di Bologna, si è preso 120 giorni di tempo per depositare i risultati della perizia che ieri il Tribunale di Prato gli ha affidato nel processo a carico dell’operatrice socio-sanitaria di 31 anni accusata di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo che all’epoca dei fatti, secondo la Procura, non aveva ancora compiuto 14 anni, e dal quale ha avuto un figlio, nato nell’agosto dell’anno scorso.

Il processo a carico della trentunenne e del marito, che è accusato di alterazione di stato per aver riconosciuto la paternità di un bambino che sapeva non essere suo, è entrato ieri nel vivo con le testimonianze dei poliziotti che hanno condotto i primi accertamenti sulla coppia. Ma i tempi del procedimento sono destinati ad allungarsi perché, come detto, serviranno quattro mesi per avere i risultati della perizia. E dunque la sentenza non arriverà prima di febbraio o marzo.

Il professor Ariatti dovrà stabilire se la trentunenne imputata era capace di intendere all’epoca dei fatti, quando ha avuto la relazione col ragazzo.

Nel corso dell’udienza di ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Migliorati oltre ai poliziotti è stato sentito il consulente informatico che ha estrapolato i messaggi scambiati su Whatsapp dall’imputata col ragazzo e sono state depositate tre testimonianze di persone che non verranno sentite in aula.

Alla prossima udienza in programma lunedì 28 saranno sentiti i genitori del ragazzo, che è parte lesa, e un paio di istruttrici della sua palestra, già sentite nel corso delle indagini preliminari.

All’uscita dal Tribunale il professor Ariatti è stato di poche parole, mentre i difensori degli imputati, Mattia Alfano e Massimo Nistri, hanno detto che «ogni processo è fonte di preoccupazione, sono emerse alcune circostanze e altre ne emergeranno».

La trentunenne imputata è agli arresti domiciliari dallo scorso 27 marzo e per due volte i giudici hanno respinto le istanze della difesa per farla tornare in libertà. —

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