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Assolti dopo un anno di carcere i presunti "caporali" accusati di tentato omicidio
Due pachistani erano stati indicati da un marocchino come gli autori di un investimento per convincerlo a ritirare una denuncia. Smentito dai tabulati telefonici
PRATO. Si sono fatti quasi un anno di carcere con l'accusa di tentato omicidio per aver investito volontariamente un marocchino che li aveva denunciati come "caporali", ma giovedì 17 ottobre, al termine di un lungo processo, i due imputati sono stati assolti con tante scuse. Si tratta di Iqbal Butt Javed, 59 anni, e di Ahmed Gulzar, 57 anni, difesi da Antonino Denaro e Stefano Belli. Ad accusarli alla fine del 2017 era stato Abdelali Azil, un marocchino di 50 anni che aveva raccontato alla polizia di essere stato investito da un furgone Mercedes a Galciana e di aver riconosciuto Javed alla guida e Gulzar al suo fianco. Lo avevano investito, secondo lui, perché nel maggio del 2017, cinque giorni dopo che fu data notizia di un'inchiesta del sostituto procuratore Antonio Sangermano sul caporalato nei campi della famiglia Coli nel Chianti fiorentino, che attingevano a manodopera straniera pratese, era andato a raccontare di essersi fatto male mentre lavorava in quei campi e che lo avevano portato all'ospedale di Prato intimandogli di non parlare di un infortunio sul lavoro. I caporali sarebbero stati proprio i due pachistani che poi lui accusò di averlo investito.
Disse che prima lo avevano minacciato pesantemente e poi accadde quell'incidente. Quando gli fecero vedere l'album fotografico dei sospetti, riconobbe senza alcun dubbio sia Javed che Gulzar e per loro si sono spalancate le porte del carcere con un'accusa molto pesante. Al processo, che si è svolto con rito immediato davanti al giudice monocratico Sordi, le cose sono andate un po' diversamente. Intanto l'accusatore non ha più riconosciuto Gulzar, che era in aula, e poi le difese hanno presentato elementi che hanno messo in dubbio la credibilità del marocchino. In particolare per Gulzar ci sono dei tabulati telefonici che dimostrano che nel giorno e nell'ora indicata per l'investimento lui si trovava all'Impruneta. Così è caduta anche l'accusa nei confronti dell'altro imputato, assolto con la formula che un tempo si sarebbe chiamata dubitativa, ma comunque assolto.
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