Lutto
New Mill, ok al concordato: salvi cinquanta operai
Il Tribunale ha accolto la domanda presentata dalla filatura due anni fa. L’azienda potrà continuare a produrre e ad investire nella ricerca sul nuovo filato
PRATO. Le macchine hanno sempre girato, le collezioni sfornate una dietro l’altra. Mai perso un appuntamento con Pitti Filati, la fiera clou del settore, nonostante le nuvole all’orizzonte. La New Mill è salva: c’è l’ok del tribunale di Prato alla richiesta di concordato pieno con continuità aziendale.
Il concordato preventivo è stato omologato il 26 settembre scorso: una buona notizia per un’azienda storica del distretto che produce filati cardati e fantasia e che, nel 2016, ha spento cinquanta candeline. Ci sono voluti quasi due anni per risollevare le sorti dell’azienda della famiglia Milanesi che nei tempi d’oro dava lavoro a un centinaio di dipendenti e che, nel 2013, si è trasferita nel polo industriale di via Palermo a Montemurlo: se la domanda di ammissione al concordato è stata depositata in tribunale il 31 ottobre 2017, il piano di ristrutturazione presentato risale alla primavera 2018.
Due anni in cui la New Mill ha sempre lavorato sodo investendo in ricerca e creatività nelle sue linee di filato. Due anni in cui si sono persi per strada 15 lavoratori che, di fronte alla prospettiva di una ristrutturazione, di spontanea volontà hanno fatto le valigie per andare a lavorare altrove. Ma niente licenziamenti o riduzioni di personale a fronte di un futuro che poteva sembrare incerto. Il peggio è passato.
«Siamo contenti: abbiamo saputo da poco che il tribunale ha accolto il nostro piano di rientro – fa sapere l'imprenditore Stefano Milanesi, vice presidente della New Mill - I nostri clienti ci hanno sempre seguito e ci hanno dimostrato fiducia.
E i nostri professionisti hanno lavorato bene». Il semaforo verde del tribunale era quasi “scontato” visto che il piano di rientro del debito è stato votato dal 78% dei creditori.
«Abbiamo sempre garantito qualità e consegne ai nostri clienti, non ci siamo mai fermati in questi due anni», ammette Milanesi. Il decreto di omologazione firmato dalla giudice Raffaella Brogi rappresenta un raggio di luce in un momento di affanno per il distretto in cui la congiuntura tessile generale non è favorevole né per il comparto dei filati, né per quello dei tessuti.
Uscita indenne dalla ristrutturazione aziendale, ora la New Mill dovrà rimboccarsi le maniche più che mai. Anche perché è una delle poche ad aver mantenuto quasi tutto il ciclo produttivo dentro l’azienda (ha la roccatura e la filatura interna).
Visto tutto l’indotto che si trascina dietro la New Mill lungo la filiera, il sì del tribunale all’omologa del concordato dà una sicurezza in più ai dipendenti (una cinquantina quelli in organico) e ai sindacati che hanno monitorato tutto la procedura concorsuale da due anni a questa parte.
L’anno scorso, proprio di questi tempi, fu ammesso al concordato preventivo anche il Lanificio Europa della famiglia Guarducci, altra eccellenza del distretto. In quel caso, il processo di ristrutturazione non fu indolore per un gruppo di lavoratori dichiarati in esubero.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
