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Il panino “sospeso” di Cecilia aiuta i poveri di San Paolo

Maria Lardara
Cecilia Ricciarelli con la lavagna degli scontrini “sospesi”
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Cecilia Ricciarelli con la lavagna degli scontrini “sospesi”

La giovane fornaia ha scoperto su internet l’iniziativa di un negozio di Bologna e ha deciso di aderire subito. E la lavagna si è presto riempita di scontrini pagati

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PRATO. «C’è una persona che ti regala due panini». Cecilia Ricciarelli, la “panaia” di San Paolo, lo sussurra con voce bassa al di qua del bancone. La solidarietà, quella genuina come le schiacciate che Cecilia sforna ogni notte, non fa rumore. La ragazza indica una lavagnetta nera su cui spiccano degli scontrini. Sono due, da tre euro l’uno. La cliente capisce: c’è un doppio panino già pagato che l’aspetta. Ben volentieri deciderà di addentare due panini “sospesi”, farciti alla mortadella. Sono il pranzo che non poteva permettersi in una tiepida mattina di inizio ottobre.

Da giovedì scorso Cecilia ha iniziato a mettere “in sospeso” il pane nel negozio “Panetteria da Sara”, prendendo spunto dalla tradizione napoletana della tazzina gratis donata a chi ha bisogno. Il principio è semplice: si comprano due panini, si lasciano a disposizione per chi non ha la possibilità di comprarne di tasca propria. Fa fede lo scontrino di tre euro affisso in bacheca. «Da tempo pensavo a un modo per rispondere al bisogno di fame di chi vive ai margini e spesso è invisibile – racconta Cecilia Ricciarelli - Inizialmente avevo pensato a una panchina solidale sul marciapiede per regalare il pane avanzato ma per motivi igienici questo non era possibile. Deve esserci sempre uno scontrino fiscale. Poi un giorno mi sono imbattuta sulla foto di una lavagna pubblicata su Facebook. Era la bacheca degli scontrini di un bar di Bologna che aveva introdotto la formula del panino sospeso. Perché non replicarla anche a Prato?».

Detto fatto. Il tema è sentito: il 7 ottobre scorso in Comune è stata depositata una mozione a firma di Rosanna Sciumbata, presidente della commissione consiliare 5, per portare questo gesto solidale nelle farmacie e negli esercizi commerciali. Per Cecilia «se si strutturasse una rete del “sospeso” in città sarebbe una buona iniziativa». La sua piccola parte l’ha fatta. Lei che non si gira mai dall’altra parte, lei che davanti a un cliente più titubante s’accorge subito se ha difficoltà davanti a un trancio di pizza mentre con la mano si fruga in tasca per l’ultimo spicciolo. «I miei genitori – ricorda la giovane - mi hanno sempre insegnato che dove si mangia in due si mangia anche in quattro». San Paolo, periferia di Prato ovest. Nel quartiere dove svettano alti palazzoni, la povertà spesso è invisibile, chiede ascolto e dignità.

«Stare al pubblico insegna anche a capire chi ha fame. Quando la capisco, offro sempre qualcosa senza che la persona di fronte si senta “offesa”. C'è chi storce il naso, c'è chi apprezza. Da oggi, chi vuole può lasciare un panino pagato per chi ne ha bisogno. Non è carità, è solidarietà». Il cuore generoso dei pratesi si sta facendo già sentire e riempie di scontrini la bacheca. Gocce di solidarietà racchiuse in sette foglietti di carta, l’equivalente di 14 panini offerti. «Il risultato si vede. Per fortuna c’è ancora tanta umanità in giro. Sarebbe bello allargare il “sospeso” anche alla cultura lasciando pagato, ad esempio, un biglietto del cinema o del teatro». I primi due panini “sospesi” hanno portato il sorriso in una donna anziana e in un ragazzo; la prima benefattrice è stata una residente di San Paolo, cliente affezionata del forno che Cecilia ha rilevato quasi cinque anni fa. Perché non è vero che i giovani snobbano il mestiere del fornaio. «Ho 34 anni – sorride – e senza impastare non potrei vivere».

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