Il Tirreno

Prato

IL SABATO

Oltre dolore e lacrime quel che resta è amore

Giovanni Ciattini
Giovanni Iannelli, giovane ciclista pratese morto per una caduta durante una corsa ciclistica
◗
Giovanni Iannelli, giovane ciclista pratese morto per una caduta durante una corsa ciclistica

3 MINUTI DI LETTURA





Quel che resta del dolore, della disperazione, delle lacrime che piangiamo per i nostri figli che se ne vanno prematuramente non è solo annichilimento. Oltre il buio c’è sempre una luce che brilla che indica sempre la strada da seguire. Le storie di genitori schiantati dall’angoscia che riescono a risollevarsi e andare avanti, comunque e sempre, ci devono servire come una lezione di vita. Da imparare e tenerla cara come una pietra preziosa.

Il gesto altruista di Carlo e Annamaria, genitori del giovane ciclista Giovanni Iannelli morto nella volata finale della sua corsa sulle strade piemontesi, non esprime altro che una generosità indirizzata verso il prossimo: la donazione del cuore che batteva nel petto del figlio. La decisione di autorizzare l’espianto è davvero è un ponte gettato verso il futuro. Ci sarà chi potrà continuare a vivere grazie a lui. E come non accompagnare, col ricordo della gioia che sprigionava col suo urlo e con le braccia alzate al cielo, anche la consapevolezza che quel che resta di lui c’è molto altro: l’amore dei suoi genitori.

Ed è giusto non dimenticare un altro genitore, Luigi Nespoli, ex preside del liceo Rodari, che a distanza di pochissimi giorni dal lutto ha voluto dedicare alcune parole alla memoria del figlio, l’avvocato e professore dell’istituto Buzzi, Ettore ucciso dal cancro a 46 anni. «Volete onorare la memoria di mio figlio Ettore? - ha scritto su Facebook il padre Luigi - Fate qualcosa per aiutare chi studia il cancro, chi difende i diritti umani e iniziate con aiutare le donne curde minacciate dai nazislamici e dalle truppe di Erdogan amico degli integralisti islamici! Andiamo fuori le ambasciate americane per convincere il presidente Trump a non tradire il popolo curdo scappando dal nord della Siria».

Una coscienza civile attenta e solidale che la lezione dell’ex preside, impegnarsi in prima persona per aiutare gli altri, l’aveva imparata bene il figlio Ettore.

C’è anche chi, come la signora Maria Teresa Gualandi, per dodici anni ha dedicato gran parte della sua vita al prossimo. Insieme al marito, Enrico Spinelli, Maria Teresa Gualandi, ha creato un centro di accoglienza bambini abbandonati nel Burkina Faso. Un segno concreto, tangibile di come si è in grado di ridare un significato alla propria esistenza nonostante che il destino li abbia messi duramente alla prova. Entrambi i loro figli, Nico e Iury, erano scomparsi nel 1996 (incidente stradale) e nel 2003 (un suicidio dopo la disgrazia del fratello avvenuta a sette anni di distanza). Maria Teresa Gualandi, stroncata da una malattia una decina di giorni fa, più volte all’anno tornava nel Burkina per abbracciare quei bambini ai quali era tanto affezionata. Il suo volto si illuminava quando li teneva in braccio. Un amore che riceveva e che ritrasmetteva. «Quando sono lì mi sento orgogliosa di Iury e Nico, sento l’approvazione dei miei figli» confidò Maria Teresa. Quel che resta, di chi abbiamo amato, è molto, molto di più del ricordo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web