Italia
Il ciclismo lo saluta «Un ragazzo d’oro e un autentico campione di vita»
L’ex presidente della Federciclismo Toscana Nencini: «Bisogna evitare che ciò che è accaduto succeda di nuovo»
PRATO. Erano in tanti del mondo del ciclismo a voler dare l’ultimo saluto a Giovanni Iannelli, I suoi amici e compagni di squadra che hanno voluto portare il feretro in chiesa, ma anche tutta la società. «Giovanni era un ragazzo serio, disciplinato e che non parlava mai male di nessuno – dice il presidente della Cipriani e Gestri Hato Edoardo Zanobetti – sapeva dare una parola di conforto a tutti e quando era in gara cercava sempre di aiutare gli altri. Un bravo ragazzo, serio che tutti i presidenti vorrebbero avere. Mai una parola sopra le righe e mai scuse. Se vinceva era perché era stato bravo se andava male era perché non era riuscito a trovare il ritmo. Tanti sacrifici perché oltre che andare in bici studiava e quindi doppio impegno. Niente scorciatoie anzi propositivo se non era al meglio. Qualcuno dice che non era un campione ed invece io ribadisco il campione era lui e il suo modo di essere, dimostrato dalle testimonianze di tanti amici, è la dimostrazione che era ed è il nostro campione».
Presente anche il presidente della federciclismo Renato Di Rocco: «Il nostro impegno sarà quello che certe disgrazie non succedano più». Ribadito anche all’altare dalla federazione toscana nelle parole di Giacomo Bacci del Comitato regionale della Federazione Ciclistica. In mezzo ai tanti intervenuto anche il commissario tecnico della nazionale juniores Rino De Candido che lo lanciò in maglia azzurra alla Parigi Roubaix. Ad abbracciare i familiari anche il senatore Riccardo Nencini che è stato presidente della Federciclismo Toscana con vice presidente Carlo Iannelli. «Le parole muoiono in gola – spiega Nencini, – Di fronte a un ragazzo di vent’anni che se ne va tutto è superfluo, un’esagerazione. E se ne va in sella al suo sport preferito, la bicicletta di suo padre e sua madre. L’ho conosciuto anni fa, Giovanni. Oggi tutti diranno che era un campione. Sì, un campione di vita, un bravo ragazzo di una bella famiglia. Non sprecate parole. Il raccoglimento sconfigge la morte, e quell’ombra di vento che gonfia i capelli sotto il sorriso che ricorderò. È chiaro che bisogna comprendere quello che è successo affinché non risucceda più».
«Gli appassionati di ciclismo sono sbigottiti e si stringono intorno alla famiglia di Giovanni Iannelli – dice Walter Bernardi filosofo della bicicletta – Insieme ad altri amici del ciclismo ci organizzeremo per ricordarlo nel miglior modo». «È davvero un momento incredibile e tutte le società ciclistiche di Prato, il comitato provinciale e tanti amici si sono stretti intorno a Giovanni e alla sua famiglia – dice Sergio Iozzelli, presidente del comitato provinciale federciclismo di Prato – aspettiamo il momento giusto e poi parleremo di come potremo ricordare questo campione che aveva un sogno e lo ha inseguito fino alla fine. È un grande esempio per chi corre». «L’ho applaudito a Figline per la gara dei 29 Martiri – dice Massimo Becchi presidente dell’Asd 29 Martiri – sono vicino alla famiglia perché è davvero un fatto incredibile». «La Pratese è la famiglia Iannelli – dice il presidente Angelo Di Muoio – e cercheremo di portare avanti gli insegnamenti di Giovanni. Mai mollare» .
Vezio Trifoni
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