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Prato

PRATO

Folla in Duomo per l'addio al giovane ciclista Giovanni Iannelli

Alessandro Formichella
La mamma di Giovanni Iannelli abbraccia la bara del figlio confortata dal vescovo Giovanni Nerbini (foto Batavia)
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La mamma di Giovanni Iannelli abbraccia la bara del figlio confortata dal vescovo Giovanni Nerbini (foto Batavia)

Prato,  cattedrale gremita alla messa funebre celebrata dal vescovo Nerbini

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PRATO. Prato, oggi era una città rotta dal pianto. Il feretro di Giovanni Iannelli, il ciclista di 22 anni morto lunedì scorso dopo essere rimasto coinvolto in una bruttissima caduta in una gara in provincia di Alessandria sabato 5 ottobre, è arrivato nella Basilica di Santo Stefano già prima delle 15. Una chiesa gremita attendeva Giò, come lo hanno chiamato tutti gli amici e la sua giovane fidanzata, e una piazza con centinaia di persone, conoscenti, amici, passanti. Di lato, i simboli della sua squadra la Hato Green Tea Bee, la società pratese per la quale Giovanni correva, e quelli della Polisportiva di Camignone, bresciana. Attorno, centinaia di persone anche fuori in piazza del Duomo.

Tra le tantissime persone, il sindaco Matteo Biffoni, il senatore Riccardo Nencini, amico personale del padre di Giovanni, Carlo Iannelli e di tutta la sua famiglia. Poi rappresentanze del comitato ciclistico regionale e della federazione italiana, ma soprattutto tanta gente, tanti amici di Giò e della famiglia, da quelli di squadra a quelli di tutta una giovane vita, dalla scuola allo sport. La famiglia attonita, colpita da dolore, la mamma Annamaria seduta, il padre Carlo Iannelli in piedi con difronte la bara chiara del giovane figlio, le sorelle di lato al feretro, prese da un fermo sgomento.

“E’ un momento carico di dolore per tutta la città” ha detto il vescovo Giovanni Nerbini, all’inizio della cerimonia, dopo che il feretro, portato in spalla dai compagni di squadra, è entrato in Duomo. Una cerimonia solenne, ma sobria. Il vescovo Nerbini ha celebrato il funerale cercando parole semplici e vere, soprattutto rivolgendosi ai genitori di Giò, cercando attraverso le testimonianze dei tanti amici e delle amiche che hanno preso la parola, di ricordare l’immagine di questo ragazzone di 22 anni che come ha detto una amica dall’altare “eri bello e simpatico”. “L’uomo al mattino è come l’erba fresca, alla sera è falciata come secca. Soffro con voi e con la città”, ha detto il vescovo di Prato continuando a rivolgersi durante la breve omelia al padre Carlo e alla mamma Annamaria.

Fra la gente in una Basilica gremita, tanti occhi lucidi, disorientamento, persone chiuse nella riflessione della cerimonia e di quel feretro, chiuso nella bara chiara, lassù vicino all’altare.

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Alla conclusione della cerimonia, il momento più toccante, i tanti ricordi che amici, compagni di squadra, e di scuola hanno voluto lasciare a Giò. E lo hanno voluto fare parlando dall’altare dentro il Duomo e nella piazza, fuori con tantissime persone ancora lì ad attendere la fine della cerimonia. “Caro Giò, il tuo cuore continuerà a battere in un altro copro. E sarà un cuore buono come eri te. Un’altra persona continuerà a vivere col tuo cuore. Dovunque tu stia andando Gio’, non sei morto. Stai vivendo. Dovunque tu sia diretto, buon viaggio Giovanni”, ha detto una delle amiche strette del ciclista pratese. La donazione degli organi di Giovanni, permessa dai genitori Carlo e Annamaria, sta salvando altre persone, fra queste una persona che necessitava del trapianto cardiaco. “Su quella volata finale cercavi la vittoria e te la meritavi tutta”, ha ricordato uno dei compagni di squadra e altri compagni di squadra non si sono risparmiati a ricordare Giovanni Iannelli come un leader, sui pedali e fuori, fatto di ironia, scherzo e pronto sempre ad aiutare amici e compagni. Con la voce spezzata , la fidanzata piangendo “Giovanni non ti deludero’, ti amero’ per sempre”. “Amavi il tuo sport, la bici, tanti sacrifici, tanti ritiri, per vincere ci vuole lavoro sodo”, ha detto un altro compagno. “Era un ragazzo serio Giovanni, pulito, non l’ho mai sentito parlare male di nessuno. Se perdeva, non rivendicava mai niente. Faremo di tutto per ricordarti Giovanni, faremo di tutto”, ha detto il presidente della Hato Green Tea Bee dove lo “Ianni” correva.

“ Il signore a volte per noi uomini ha un disegno non sempre compendiamo”, ha concluso, come da liturgia, il vescovo Giovanni Nerbini. Poi i rintocchi delle campane. La salma di Giovanni Iannelli è stata tumulata al cimitero della Misericordia.

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