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economia 

Meccanotessile in affanno. Netto calo degli ordini nel primo semestre 2019

Fabrizia Prota
Sara Dell’Orco di Acimit, il presidente di Acimit Alessandro Zucchi, il coordinatore Marco Becheri e il vicepresidente pratese Andrea Piattelli
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Sara Dell’Orco di Acimit, il presidente di Acimit Alessandro Zucchi, il coordinatore Marco Becheri e il vicepresidente pratese Andrea Piattelli

Prato, il vicepresidente Piattelli: «Si prevede un 2020 davvero difficile, le tensioni geopolitiche attuali non creano serenità sul mercato» 

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PRATO. Tempi bui per il settore meccanotessile. Il comparto si trova infatti in una fase di crisi internazionale dovuta alle incertezze e alle tensioni geopolitiche dell’attuale scenario mondiale. Come la “guerra dei dazi” tra Stati Uniti e Cina, ma anche l'instabilità della Turchia, la chiusura del mercato Iraniano e i contrasti tra Usa e Sud America. Un quadro complicato, che sta avendo riflessi pesanti sulle aziende italiane del comparto. È quanto emerso dalla riunione del Consiglio Generale di Acimit, l’Associazione di categoria dei costruttori italiani di macchine tessili, che si è tenuta ieri a Prato, nella sede di Confindustria Toscana Nord in via Valentini.

«La situazione del settore meccanotessile italiano non è positiva – ha spiegato il presidente nazionale di Acimit Alessandro Zucchi –. Dalla fine del 2018 e nei primi due trimestri del 2019 c’è stato un netto calo degli ordini, specialmente verso i mercati esteri. Questo perché il contesto economico mondiale non è favorevole e si è venuta a creare una situazione di stallo, per cui gli investitori sono fermi in attesa di vedere “come andrà a finire”. Ci aspettiamo che il 2019 chiuda in negativo rispetto al 2018». Eppure il comparto viene da una sequenza di annate fortunate: guardando il dato pratese, i ricavi delle 25 imprese produttrici di macchine tessili della città (che danno lavoro a 410 addetti, a cui vanno aggiunte altre 70 imprese dell’indotto, con ulteriori 300 addetti) sono pressoché raddoppiati in 8 anni: l'incremento dal 2010 al 2017 è stato del +131%. Il trend però ha cominciato ad invertirsi nel 2018, che ha registrato un -5% rispetto al 2017. Il 2019 si è aperto poi con un -2% nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2018 che non fa ben sperare.

«Siamo preoccupati per i mesi a venire – commenta il vicepresidente di Acimit, il pratese Andrea Piattelli –. Si prevede un 2020 davvero difficile. Veniamo da anni molto positivi, ma le tensioni geopolitiche attuali non creano serenità sul mercato e gli investimenti sono bloccati». Bel guaio per le aziende italiane (e pratesi) del settore, che puntano soprattutto sull’export. «Noi siamo soprattutto esportatori – spiega il coordinatore del gruppo meccanotessili di Confindustria Toscana Nord Marco Becheri –. Il mercato interno italiano ha tenuto, ma il problema è la chiusura di quello straniero».

L’85% di quanto prodotto in Italia dal settore – per un valore complessivo di circa 2,5 miliardi di euro annui – viene infatti esportato in oltre 130 paesi del mondo.

«Prima 3 diversi mercati bastavano per un’azienda – spiega Zucchi –, adesso gli spazi sono tantissimi e diversificati, ma tutti importanti». La ricetta per risolvere la situazione non sembra facile. Al netto del fatto che “i giochi possono cambiare rapidamente” – dice Zucchi – Acimit per il settore tenta la strada dei nuovi mercati, come quello africano (complesso e già “intaccato” dalla concorrenza a basso costo cinese, ma dalle grandi potenzialità), della formazione di nuove figure professionali, attraverso il contatto con della scuola (a Prato Buzzi e Marconi in primis) e sul “fare rete” tramite la partecipazione collettiva italiana alle principali fiere del prossimo anno (tra queste in particolare Itma Asia, ad ottobre 2020 a Shanghai). «Siamo positivi e grandi lavoratori – commenta Zucchi –. Perciò guardiamo avanti».

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