Il Tirreno

Prato

Crolla l’attività del BuzziLab. Silli: «È un danno all’erario»

Azelio Biagioni
Un tecnico del laboratorio del Buzzi (foto d'archivio)
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Un tecnico del laboratorio del Buzzi (foto d'archivio)

A settembre - 96% nonostante le settimane di chiusura siano state solo due. In Comune preparano un piano per creare una fondazione. Mozione bipartisan

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pRATO. Attività crollata del 96% a settembre rispetto allo stesso mese del 2018. A dare numeri precisi sui contraccolpi della chiusura del BuzziLab è Giorgio Silli, deputato pratese del gruppo “Cambiamo!”. «La riapertura del BuzziLab è stata tutt’altro che una vittoria – scrive Silli – O meglio, bene che sia stato riaperto, ma se i numeri che stanno circolando (-96 % nel settembre 2019 rispetto a settembre 2018, pur considerando le 2 settimane di chiusura) credo che ci sia da iniziare a preoccuparsi seriamente perché si sta avverando quello che tutti temevamo, ossia che i clienti, a causa della chiusura per due settimane, se ne sono davvero andati e che il laboratorio inizia a perdere lavoro in quantità ingenti». «Mi domando se si stia profilando un danno erariale a questo punto», conclude Silli.

Il sindaco Matteo Biffoni, durante l’ultima seduta della commissione controllo e garanzia presieduta da Leonardo Soldi, ha ripercorso le vicende che hanno portato alla sospensione, lo scorso 2 settembre, delle attività del BuzziLab. Una vicenda che tiene tutti col fiato sospeso e che potrebbe avere effetti negativi sulla città. In pratica il primo cittadino ai consiglieri della commissione ha spiegato quanto gli è stato riferito dal preside dell'istituto Buzzi, di come l’attività del BuzziLab negli ultimi due anni era quasi completamente distaccata dalla scuola con l’impossibilità per gli studenti di poter accedere ai macchinari. E poi i bilanci non firmati dai revisori dei conti negli anni 2017 e 2018 (anno nel quale il BuzziLab ha fatturato 7 milioni di euro). La volontà è quella di far ripartire a pieno regime l’attività del laboratorio e l’idea è quella della creazione di una fondazione, inizialmente fondata dal Buzzi per accelerare i tempi, poi bisognerà dare vita ad un qualcosa di diverso che possa gestire il BuzziLab. I nodi da sciogliere sono diversi, come quello dell’edificio dove si trova il laboratorio. Che era di proprietà del Comune poi passato alla Provincia come scuola ma dove adesso c’è anche un’attività certificata non come tale. E infatti negli anni l’attività del BuzziLab si è trasformata in un’attività industriale a tutti gli effetti. E poi c’è il capitolo compensi, alcuni dei quali hanno scavalcato il tetto massimo previsto dalla legge per la remunerazione dei dipendenti pubblici, dato che a lavorarci c’erano anche alcuni docenti dell’istituto.

Dopo due settimane di stop Alessandro Marinelli, preside del Buzzi, il 16 settembre ha autorizzato la riapertura del BuzziLab, con un decreto da lui firmato per una riconduzione alla finalità propriamente legittima del laboratorio, che è l’attività di produzione conto terzi finalizzata alla didattica della scuola che nel passato aveva perso la sua funzione originaria. Il tutto in attesa che venga trovato un soggetto giuridico per la separazione dei ruoli. Intanto il consigliere Leonardo Soldi, presidente della commissione controllo e garanzia, a nome del suo gruppo consiliare, la Lega, e anche a nome del consigliere Daniele Spada (Lista Spada) informa di aver dato la disponibilità a elaborare un documento insieme alla maggioranza per le iniziative dirette a far riprendere a pieno regime l’attività del BuzziLab. «Sì – conferma Soldi – abbiamo dato disponibilità a elaborare ad esempio una mozione per salvare questa realtà così importante e che rappresenta anche una grossa opportunità per l’economia circolare. Ma bisogno farlo in fretta».

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