Sicurezza
Scuola, un ragazzo su otto non studia né lavora
Prato, l’abbandono supera il 25% fra gli alunni immigrati. Il grado di insuccesso è superiore nei professionali che nei licei
PRATO. Una scuola che avanza, nei numeri e nella qualità didattica, con qualche ostacolo da superare. Dei ragazzi nati fra il 2001 e il 2002, l’86,9 % di quelli pratesi (italiani e non ) è integrato nel percorso dell’obbligo formativo e oltre il 90 % nell’obbligo scolastico, ma non per tutti è così. I fattori di abbandono della scuola o dei centri di formazione al lavoro restano ancora presenti. Lo evidenzia il rapporto sulla scuola pratese, pubblicato in questi giorni a cura del comune di Prato e della Regione Toscana, che mette in luce una serie di fattori come l’aumento del numero degli iscritti negli ultimi anni alle scuole della città, e soprattutto ai Licei, ma anche quella resistenza, per taluni, a proseguire gli studi e gli indirizzi formativi. Non una cosa da poco, insomma. Il 13,1 % dei ragazzi in minore età residenti nel Pratese non entra né nel percorso scolastico né in quello formativo, con il rischio evidente di entrare invece nel mondo dei cosiddetti Neet (Young people neither in employment, ossia giovani che non studiano né cercano lavoro).
Tra i ragazzi stranieri i non frequentanti una scuola secondaria di secondo grado rappresentano un quarto del totale (25,2%), mentre tra gli italiani la percentuale di ragazzi non a scuola è pari al 9,3%. L’incidenza è maggiore tra i maschi (14,4% contro 11,6% femmine). L’esercito degli studenti è comunque in salita; mettendo assieme tutti gli ordini e gradi di scuola, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, nell’anno 2017-2018 si sono avuti 31.746 ragazzi fra i banchi di scuola. Di questi nel 2018 il numero maggiore è stato composto da ragazzi italiani (23.188), cinesi (4.829), albanesi (1.384), marocchini (487) e rumeni (456). Sul versante delle scelte, invece, il cambiamento sembra radicale, avanzano i licei, formazione soprattutto scientifica, e diminuisce in parte quella propriamente tecnico-professionale. Nel 2018 si sono avuti 4.742 studenti liceali, e qui vincono il liceo Copernico e il liceo Gramsci Keynes, a fronte di 3.429 agli istituti tecnici, fra cui i commerciali, e 2.040 agli istituti professionali. Da notare, che 546 sono stati gli studenti del liceo artistico di Montemurlo. L’Istituto Tullio Buzzi prosegue nella crescita, 1.855 alunni nell’anno scolastico 2017-18, contro i 1.805 dell’anno precedente, confermandosi nettamente l’istituto con più studenti, seguito dal Gramsci-Keynes (1.456) e dal Copernico (1.442), entrambi stabili come numero di alunni.
L’insuccesso
Si concentra in modo particolare negli istituti professionali e in parte negli istituti tecnici, dove si indirizzano, scrive il report sulla scuola, “gli studenti più deboli” dopo la scuola secondaria di primo grado. Se nei licei è del 17/ % l’esito negativo del passaggio da una classe ad una superiore, negli istituti professionali arriva addirittura al 32% dove quasi uno studente su tre non raggiunge l’ammissione alla classe superiore. Il cosiddetto “ritardo scolastico” ha percentuali molto alte sulla popolazione straniera; al Gramsci, il 62,9% dei ragazzi stranieri non passa alla classe successiva, al complesso liceale del Livi la percentuale sale al 69 %, mentre scende al liceo scientifico Copernico e al liceo classico Cicognini, dove la percentuale si attesta sul 25% circa.
Alunni disabili
In Toscana la percentuale di alunni con disabilità è pari al 2,8%. Dsa, acronimo che sta per Disturbi specifici dell’apprendimento, a Prato, su una popolazione studentesca totale di 31.746, gli studenti che hanno una certificazione Dsa sono 864. Tale numero non può essere rapporto al numero complessivo degli studenti, in quanto il disturbo specifico dell’apprendimento viene certificato in genere dal terzo anno scolastico della scuola primaria e per gli anni precedenti, come la scuola materna, possono essere solo fatte delle previsioni. Proezioni che per la provincia pratese sono della potenzialità dello 0,05% di nuovi studenti che nel futuro percorso scolastico, possano presentare disturbi nell’apprendimento. Dando uno sguardo alla distribuzione territoriale gli alunni con Dsa sono maggiormente presenti nelle regioni del nord-ovest in cui la percentuale è la più alta del Paese. Nel centro Italia questa si attesta sul 3,8 % degli studenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
