Italia
Il sogno dei cinesi si chiama integrazione
Prato, David Huang, 25 anni: «Dentro i nostri capannoni stiamo già vivendo cambiamenti legati ai passaggi generazionali»
PRATO. «Sono nato qui, vivo qui. Qui ho le mie radici, la mia famiglia, i miei amici». Sono le parole di David Huang, 25 anni, imprenditore cinese di Prato che affianca i genitori nella gestione di un pronto moda. Le ha pronunciate, con accento pratese, alla sede di Cna Toscana Centro all’incontro “Competitività, sicurezza, legalità. Le imprese cinesi per lo sviluppo del territorio” promosso giovedì scorso dall’associazione insieme a Cna World China, che raccoglie numerose aziende cinesi di Prato (ma non solo) che hanno scelto la strada dell’integrazione e della legalità.
David rappresenta la nuova generazione di imprenditori orientali – giovanissimi e pratesi, per nascita, lingua e istruzione – che si sta facendo strada nel tessuto produttivo cittadino e che sembra abbia tutta l’intenzione di rifarsi a valori come legalità, sicurezza e rispetto delle regole: «Dentro i nostri capannoni stiamo già vivendo i cambiamenti legati ai passaggi generazionali – spiega –. Molti di noi vogliono investire sull’innovazione e puntare su mercati di alto livello, ma questo presuppone un cambiamento radicale del modo di lavorare in azienda, che ha alla base conoscenza, legalità e rispetto degli adempimenti e dell’ambiente». Huang e tanti giovani imprenditori di origine cinese come lui si sono messi a disposizione di Cna per favorire questa transizione. «Vogliamo che le giovani aziende cinesi lavorino con Cna e col governo locale per portare avanti questo sogno chiamato integrazione – ha affermato Wang Liping, portavoce di Cna World China –. Noi abbiamo gettato le fondamenta, ma per costruire il futuro sono necessari i giovani nati qui».
Più cauto Renzo Berti, coordinatore del Piano Lavoro Sicuro della Regione Toscana, il programma di controlli nelle aziende cinesi partito all’indomani della tragedia del Teresa Moda: «Il cambiamento c’è stato, ma è ancora fragile – ha detto –. Il meccanismo virtuoso che poggia sulla responsabilità deve ancora scattare. Soprattutto nelle imprese di fascia bassa, dove la concorrenza si gioca su pochi centesimi di euro. Sarà quel meccanismo, legato a una precisa scelta imprenditoriale, a fare la differenza».
Secondo gli ultimi dati del Piano, delle imprese cinesi controllate nel 2019 circa il 57% sono risultate regolari, il che significa che nel 43% di esse sono state riscontrate irregolarità, anche se le notizie di reato sono calate dall'oltre 69% del 2014 al 34% del 2019. «È tutto a posto quindi? No – dice il sindaco Matteo Biffoni –. Non bisogna mollare un centimetro, ma siamo sulla strada giusta». «Nel tessuto produttivo pratese ci sono dinamiche complesse ma grandi opportunità – conclude il presidente di Cna Toscana Centro Claudio Bettazzi –. E quella dell’integrazione delle realtà imprenditoriale cinese, nel nome della legalità, è una scommessa per il domani, nella quale abbiamo voluto credere, innescando meccanismi virtuosi. Il futuro sta nel ricambio generazionale».
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