Il Tirreno

Prato

“scenari di innovazione circolare” 

I gusci della frutta secca diventano oggetti di arredo

A.B.

Al Museo del Tessuto presentati esempi di aziende di successo. Coniugare l’impiego di materiale riciclato con occhio al design

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PRATO. Esempi di aziende di successo che oltre a dare vita a prodotti da materiale riciclato pensano anche al design, accattivante, moderno. E proprio alcuni marchi hanno portato la loro esperienza al convegno “Scenari di innovazione circolare” che si è tenuto al Museo del Tessuto e organizzato dal dipartimento di architettura di Firenze e dal distretto degli interni e design.

«Un luogo quello del Museo del Tessuto simbolo della rigenerazione del territorio – spiega il presidente Francesco Marini – Qui c’è la caratteristica della città e siamo contenti di aver ospitato questo importante appuntamento. Dove si è parlato di design che deve essere pensato attraverso processi sostenibili, ovvero che la parte estetica deve essere concepita secondo i criteri dell’economia circolare». Anche l’assessore comunale all’urbanistica e all’ambiente Valerio Barberis ha insistito su come a Prato si parla di distretto tessile circolare: «E spero – ha detto – che questo convegno sia il primo di una lunga serie». Tanti gli interventi della giornata a cominciare da quelli di docenti universitari fiorentini e pisani. Poi i vari casi aziendali di successo che si registrano in tutta Italia.

A Prato sono arrivati dalla Campania per raccontare quanto fanno due giovani: Pietro Petrillo e Ilaria Spagnuolo. Entrambi hanno 28 anni, un percorso di studi insieme fino a diventare designer. Dai gusci della frutta secca (noci, nocciole, mandorle, pistacchi, arachidi e castagne) producono un materiale che serve per oggetti di arredo fino ai rivestimenti per gli interni. Il marchio si chiama “Keep life” ed è stato registrato nel 2017. I due sanno bene quanto è importante il lato estetico e quello che nasce dalle loro menti colpisce per la bellezza e le forme, moderne e particolari. Una lampada piuttosto che una copertina per un libro che ottiene un colore diverso in base alla mistura. Pietro e Ilaria vantano anche collaborazioni importanti sia in Toscana che nel resto dell’Italia e il loro marchio è la riprova che si può ottenere da qualcosa di riciclato con particolare attenzione al design.

C’è poi la bella storia del marchio “Altremani” della cooperativa sociale “Convoi” di Sesto Fiorentino. E a parlare di questa esperienza al Museo del Tessuto c’era Vega Donati che è la consulente per lo sviluppo del marchio “AltreMani”. Un’idea nata 12 anni fa e che ora è un fiore all’occhiello con i suoi oggetti che possono andare da borse fino a gadget prodotti con materiale riciclato di vario tipo. Non poteva mancare anche un caso pratese, come quello di Rifò. —

A.B.



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