Il Tirreno

Prato

"Gli anni di Gino Balena", una mostra sulle sfilate del San Michele

Walter Fortini
Una immagine d'epoca della festa di San Michele
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Una immagine d'epoca della festa di San Michele

Carmignano, un omaggio all’artista che ha rivoluzionato tra il 1969 e il 1973 il modo di sfilare e un pretesto per raccontare quegli anni ancora vividi nella memoria dei rionali di ogni colore

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CARMIGNANO. La sala affollata la sera dell’inaugurazione una settimana fa, l’applauso scrosciante al termine della proiezione e le persone che hanno visitato la mostra in questi giorni la dicono lunga su quanto il San Michele a Carmignano sia qualcosa che entra nel sangue e non solo una gara tra quattro contrade, sia pur particolare come una sfida a colpi di teatro in strada, tre giorni l’anno, capace di coinvolgere in piazza e dietro le quinte centinaia e centinaia di persone.

In occasione della festa nella sala consiliare del palazzo comunale la Pro loco ha allestito “Gli anni di Gino Balena”, un omaggio all’artista che ha rivoluzionato tra il 1969 e il 1973 il modo di sfilare e un pretesto per raccontare quegli anni ancora vividi nella memoria dei rionali di ogni colore. Oltre che uno spettacolo bello da vedere, il San Michele è alla fine un fenomeno sociale. Per mesi nei cantieri si tirano lunghe le notti. Si esulta e si piange, a dieci come a cinquant'anni. Si sfila da pochi mesi fino ad ottanta primavere. E tutto questo si capisce nella mostra curata da un gruppo di appassionati del paese visitabile fino a domenica 29 settembre. Gino Balena arrivò a Carmignano alla fine degli anni Sessanta, giovane insegnante di educazione artistica alle medie. Con il suo abbigliamento eccentrico e stravagante, la barba e i capelli lunghi e il modo di insegnare fu una ventata di modernità in un paese di provincia. E la rivoluzione (altre ne ha avute la festa, frutto ogni volta di contaminazioni tra contrade) contagiò il San Michele, quando gli fu proposto di diventare il regista di un rione, il bianco, che fino ad allora non aveva mai vinto. Prima di Balena tutte le contrade scendevano in piazza con appena un carro o due. Balena ne propose da subito quattro: realistici, solidi, tubi innocenti e scagliola. Li alimentò con energia elettrica. Potenziò le luci. Introdusse le musiche registrate. Nacquero così il tempio etrusco, la cattedrale gotica e la casa colonica a due piani, ricordati ancora con meravigli, e le sfilate divennero storie. Ma nei sedici pannelli ed oltre duecento foto della mostra rivive anche il lavoro degli altri rioni. Ci sono programmi, volantini e curiosità. C’è la canzoncina del giallo, che in quegli anni spadroneggiava nel palio con il ciuchino Merckx. Un tuffo nel passato, tutto da gustare.

 

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